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Effetto Camera Shake con After Effects Translate in English Stampa E-mail
di Paperinik   
martedì 22 aprile 2008

 

 

Introduzione
Un effetto molto richiesto ed apprezzato è il cosiddetto Camera Shake, ovvero la simulazione di vibrazioni e tentennamenti che si hanno quando l’operatore riprende con camera a mano. Questo effetto è utile anche per simulazioni stile terremoto o per applicare del mosso dove invece le nostre riprese erano belle stabili, sembra un paradosso ma alle volte è necessaria questa simulazione per motivi narrativi. Non ultimo, come vedremo, l’uso di questo effetto nella titolazione o come transizione in uno stacco. Naturalmente il tutto aiutati dal nostro fedele After Effects.

 


La simulazione fisica nel compositing
Facendo compositing ci si trova spesso a dover simulare la natura che ci circonda e la fisica che la governa, vuoi per motivi estetici ma vuoi anche per motivi economici, è molto meno costoso alle volte per una produzione applicare certi effetti in post-produzione piuttosto che risolverli durante le riprese. Talvolta è addirittura impossibile ottenere alcuni effetti in natura, basti pensare a tutta la fantascienza che viene riprodotta oggi con l’ausilio di software 3D e successivamente passata in compositing con le immagini reali. Solo pochi anni fa sarebbero state impensabili certe scene che si vedono oggi nei films, in special modo quelli di provenienza hollywoodiana.
Alle volte le scelte sono dettate da ripensamenti in fase di montaggio, può capitare che un regista decida di dare un taglio diverso ad una scena e quindi abbia necessità di ricorrere a strumenti software per realizzare i propri desideri. In genere in una produzione che si rispetti le scene con effetti di post vengono pensate e calibrate attentamente onde evitare successivamente sprechi di tempo e di denaro. Anzi potremmo dire che paradossalmente le scene narrativamente più precise e perfette sono proprio quelle con effetti speciali presenti, forse perché è tale lo sforzo di rendere credibile un passaggio, tante sono le professionalità che lavorano a quel singolo pezzo, che ogni minima sbavatura viene eliminata, smussata. Un po’ quello che succede nella pubblicità dove il video deve reggere 30 sec e innumerevoli passaggi, un errore di montaggio o uno stacco non perfetto verrebbe amplificato riversandosi anche sul messaggio pubblicitario e rendendolo stridente anche agli “orecchi” di un profano.
Oggi il costo delle fasi di compositing si è abbassato notevolmente rispetto a non più di 10 anni fa e forse ce n’è un abuso; troppo spesso si tende ad usarlo per compensare errori in fase di produzione o per realizzare effetti che potevano benissimo essere realizzati, e forse meglio, in fase di ripresa. Ci sono infine alcuni casi dove il costo del processo è addirittura superiore al girato naturale ma “fa figo” dire che è stato fatto in post-produzione e forse l’effetto che andremo a descrivere è uno di questi, ma il nostro scopo è didattico, quindi siamo salvi.

Effetto camera mossa
Questo è quello che significa letteralmente il nome dell’effetto descritto nell’articolo, che risulta essere il contrario dell’effetto di stabilizzazione che alcuni software, After Effects compreso, mettono a disposizione tra i propri tools. Si tratta di simulare il movimento della camera quando è impugnata a mano dall’operatore. Tale effetto si può utilizzare anche per simulare una vibrazione esterna, un terremoto, un’esplosione o un urto. Può essere inoltre utilizzato come effetto grafico su di un testo in una titolazione o infine come transizione in un passaggio tra due inquadrature diverse. Nell’effetto in formato Animation Preset FFX per After Effects che forniremo abbiamo inserito anche il parametro Scale, oltre ai Position e Rotation. Questo perché anche se in effetti non è corretto applicare una variazione di scala (o focale) al mosso di una ripresa, può invece risultare utile in transizioni o effetti di animazione grafica, quindi a seconda dello scopo del nostro effetto, tale parametro potrà essere utilizzato oppure lasciato ad un valore di 0%.
Come già visto nell’articolo dell’effetto Film Burn, utilizzeremo la tecnica di individuazione di un keyframe in timeline per applicare il nostro effetto. Di seguito riportiamo la parte riguardante questo procedimento, attuato tramite expressions, in modo che non sia necessario saltare da un articolo all’altro perdendo di vista l’argomento.

Se andiamo a cercare nell’help online di After Effects noteremo che nella sezione riguardante le expressions relative ai keyframes, vi è un esempio notevole che riportiamo di seguito:

d = Math.abs(time - nearestKey(time).time);
easeOut(d, 0, .1, 100, 0)


queste due righe di codice non fanno altro che individuare la posizione di un keyframe durante lo scorrere del tempo in timeline ed applicare l’interpolazione “easeOut” (in questo caso) al parametro selezionato.

Chiariamo meglio il tutto con un esempio pratico:
aggiungiamo un keyframe al parametro “Opacity” di un layer che può essere in questo caso un solido bianco, aggiungiamo ora queste due linee di codice sempre al parametro “Opacity” e vediamo cosa succede. Facendo scorrere il cursore in timeline notiamo che l’opacità del layer aumenta da 0 a 100% come ci avviciniamo al keyframe e decresce da 100% a 0 allontanandosi. Questo perché scrivendo il codice “nearestKey(time).time” si individua il tempo dove è posizionato il keyframe più vicino, scrivendo ora “time - nearestKey(time).time” si fa in modo che quando lo scorrere del tempo arriva nel punto esatto del keyframe, il risultato sia 0 (zero). Il codice “Math.abs(...)” serve a selezionare solo il valore assoluto per la variabile “d”, ciò a causa del fatto che prima di arrivare al punto esatto dove è posizionato il keyframe, il codice “time - nearestKey(time).time” restituirà valori negativi in quanto il valore di “time” sarà minore del valore di “nearestKey(time).time”. Il tutto viene applicato all’opacità del layer con un’interpolazione “easeOut”, ovvero lineare all’inizio della curva e Bezier alla fine. In pratica se il valore della variabile “d” sarà compreso tra 0 e 0.1 (secondo e terzo parametro di easeOut), l’opacità passerà da 0 a 100% con l’interpolazione scelta.

Il Custom Effect per After Effects
Quello visto nel precedente paragrafo è il fulcro di tutto l’effetto ed è applicabile a tutti i parametri dove sia necessario questo tipo di evoluzione nei valori. Nel nostro caso specifico l’effetto è composto dai seguenti parametri:


NB: la dicitura “Missing” che significa “mancante”, accanto al nome dell’effetto, non deve preoccupare. Significa solamente che questo preset non è inserito nella lista XML di After Effects ma ciò non influisce sul suo funzionamento.