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Massimizzare una finestra Translate in English Stampa E-mail
di Paperinik   
martedì 23 ottobre 2007

Lavorando in After Effects una delle cose che disturba maggiormente l’utente non munito di tastiera US è la non corrispondenza o la non raggiungibilità di alcuni shortcuts. Uno dei più utilizzati in assoluto è il Maximize Panel. Questa funzione è utilissima in particolar modo per massimizzare a video la finestra Composition. Quando si deve intervenire in ritocchi fini, spostamenti, aggiustare i nodi di una maschera o in generale quando si opera in rotoscoping, il poter lavorare sulla più ampia area possibile è talvolta vitale.

Come è possibile verificare anche nell’Help in linea del programma, il tasto corrispondente alla funzione Maximize Panel è " ` " apostrofo e " ~ " il cosiddetto tilde. Nelle tastiere americane si trova in alto a sinistra accanto al numero " 1 ", dove nella tastiera italiana abbiamo " \ " e " | ".

 

 

 

Tale carattere è non è raggiungibile in una tastiera italiana e quindi saremmo costretti a rinunciare alla funzione se non ci venisse incontro questo utile Tip&Trick. Faremo riferimento esclusivamente alla versione 7.0 inglese del programma. Cerchiamo nell’HDD di sistema nel seguente percorso:


C:\Documents and Settings\XXXXXXX\Dati applicazioni\Adobe\After Effects\7.0

 

dove "XXXXXXX" è il nome utente nel PC in uso, apriamo il file:

Adobe After Effects 7.0 Shortcuts.txt

E cerchiamo la voce "ToggleTabPanelMaximize" = "(`)"

sostituiamo il carattere " ` " con un altro a nostro piacimento e non assegnato ad un’altra funzione, consigliamo il carattere "minore" ovvero " < " accanto alla lettera " Z ".

 

 

Salvare il file, non dimenticarsi di fare una copia di backup nel caso qualcosa andasse storto. Adesso basterà avviare After Effects 7 e con nostro sommo piacere potremo massimizzare qualsiasi finestra, in particolare la Composition, semplicemente selezionandola e premendo il tasto " < " assegnato in precedenza.

 

 


Adattare le dimensioni ad una composizione Translate in English Stampa E-mail
di Paperinik   
lunedì 22 ottobre 2007

In After Effects esistono una miriade si scorciatoie da tastiera che facilitano e velocizzano non poco la vita del compositor. Tra queste troviamo quelle che sono adibite all’adattamento di un layer alle dimensioni di una composizione. Capita infatti spesso il doversi adattare all’altezza o alla larghezza dell’area della mia composizione, per ottenere questo si può agire sul parametro “Scale” e poi “Position” ma se vogliamo che il nostro layer, immagine o video che dir si voglia, sia perfettamente adattato alla dimensioni finali della composizione, possiamo utilizzare i seguenti comandi con relative scorciatoie da tastiera, selezionare il layer che ci interessa:


Adatta all’altezza della composizione
Menu: Layer > Transform > Fit to Comp Height
Tastiera: CTRL+ALT+SHIFT+G

 

 

Adatta alla larghezza della composizione
Menu: Layer > Transform > Fit to Comp Width
Tastiera: CTRL+ALT+SHIFT+H


 

Adatta alla composizione
Menu: Layer > Transform > Fit to Comp
Tastiera: CTRL+ALT+F



NB: Nell’adattamento “Fit to Comp (CTRL+ALT+F)” fare attenzione che il layer abbia le stesse proporzioni della composizione, pena la distorsione dell’immagine risultante.

Le opzioni “Transform” per i layers si possono raggiungere da menu ma anche clickando con in tasto destro sul layer che ci interessa, sia dalla Timeline che dalla finestra Composition.

Intervista ai Licaoni Translate in English Stampa E-mail
di Triglia - Paperinik - Marcopac   
sabato 20 ottobre 2007

 

In una torrida ed afosa giornata di Agosto, una di quelle giornate in cui il caldo umido ti appiccica i vestiti addosso, l’impavido Staff di ClipsCorner.net, sfidando le avverse condizioni meteorologiche, si reca a Livorno per incontrare i Licaoni. L’obiettivo? Cercare di capire chi sono, cosa fanno, e principalmente: cosa diavolo è “Kiss Me Lorena”?
L’intervista che segue è il sunto di questa mattinata trascorsa insieme al giovane gruppo di filmmakers livornesi. Non un tentativo di recensire il loro film - i films parlano da soli - ma un tentativo di comprendere più da vicino cosa può aver spinto questo gruppo di autori ad intraprendere un percorso al giorno d’oggi difficile: provare a fare cinema attraverso percorsi alternativi. Scoprire che il cinema può essere ancora gioia ed entusiasmo e scoprire che questo non preclude scelte esteticamente valide, beh! Non è cosa da poco. Ma lasciamo parlare loro...


Per chi volesse saperne di più questo è il loro sito ufficiale: www.kissmelorena.it.

 

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Color Grading: Bleach Bypass Translate in English Stampa E-mail
di Paperinik   
sabato 29 settembre 2007

 

 

Introduzione
Iniziamo questa rassegna di articoli dedicati al Color Grading partendo da una delle correzioni colorimetriche più richieste e suggestive: il Bleach Bypass. Nato da un errore di sviluppo della pellicola, ovvero il mancato passaggio di bleaching (sbiancatura) e la conseguente ritenzione dell’argento nei colori nello strato di celluloide, il Bleach Bypass è diventato in poco tempo uno degli effetti più utilizzati in campo cinematografico e video. Vediamo in dettaglio come si può simulare con i software oggi a disposizione del colorist.

 

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Teosofia: intervista agli autori Translate in English Stampa E-mail
di marcopac   
sabato 22 settembre 2007

Il nostro Marcopac intervista Lucio Basadonne e Michele Vaccari ovvero i realizzatori del mediometraggio Teosofia, visibile nella nostra sezione ShowCase. Di seguito una breve biografia dei due filmmakers:



Lucio Basadonne
: grafico pubblicitario, operatore e montatore, Lucio si occupa di produzioni video e preparazione di contributi multimediali per Internet.

Michele Vaccari: direttore editoriale della collana “Wanted” per Bevivino editore, direttore editoriale della collana “Econoir” per Edizioni Ambiente, consulente editoriale per Chinaski Edizioni, insegnante per la Scuola Holden, presso la quale ha frequentato il Master in Tecniche della Narrazione. Ha pubblicato racconti e saggi per Zandegù Edizioni, Meridiano Zero, Chinaski, Bevivino, Lampi di Stampa. È laureato al DAMS di Imperia. È agnostico, ma crede in Errico Malatesta, qualsiasi cosa abbia detto.

 

 


CC: Come è iniziato tutto? Da dove è nata, insomma, l’idea di girare un mediometraggio su un amore internettiano così folle?


Lucio: A dire il vero è nata prima l'idea tecnica. Lavorando in giro come operatore in eventi musicali, mi sono reso conto di quanto merda la gente produce, tonnellate di foto e video che non interessano nessuno se non chi le ha prodotte. Mi sono chiesto se fosse stato possibile dare un senso col montaggio ad una serie di video-detriti e la chat, con le sue varie fasi era il modo giusto per calare lo spettatore nel nostro frullato visivo. La scrittura vera e propria è avvenuta poi in chat con Michele.

Michele: L’idea è di Lucio, le frasi sono della gente. Tempo fa ho anche messo assieme un mezzo libro di dialoghi da chat. Non c’è nulla di folle, in Teosofia, a parer mio. Credo che la gente comune si innamori troppo facilmente delle proprie inibizioni a tal punto che spesso si trasformano in eroi della pruderia per tentare di soffocare il proprio lato oscuro, che di oscuro in realtà non ha niente. E’ solamente spiazzante e politicamente scorretto vedersi completi come il Medardo, ma non siamo altro che noi con in più la nostra metà scomoda.

 

 

CC: C’è una forte volontà di “politicamente scorretto” in questa opera. E’ solo urgenza di realismo, oppure è un preciso sentimento che nutrite verso il perbenismo?


Lucio: Ma in chat si è anche molto più estremi. Nessuno si stupisce se si trova un cazzo davanti alla webcam con qualcuno che ti alita sul microfono “Ti supplico, fammi vedere la figa”. E' una cosa normalissima. Ma non l'avevamo mai vista in un film. Ritengo quindi il linguaggio di Teosofia realistico anche se un po’ sopra le righe. Ma vale la regola: “Moderation kills the spirit” o, se preferite, “people are boring unless they are extremists”.

Michele: E’ ciò che ti dicevo poco fa. Politicamente scorretto è solo un modo per chiamare noi stessi. Tutti siamo politicamente scorretti in potenza. Alcuni si violentano e ci rinunciano. Noi, invece, amiamo comportarci di natura e mostrare la natura dell’uomo in tutto e per tutto, nelle sue vicissitudini reali, senza i filtri delle massonerie ecclesiastiche, governative o sociali. Finché ce lo lasciano fare, noi facciamo i manieristi del vero.

 


CC: Il film è diviso nettamente in due parti: la prima, ambientata nel cyberspazio, dove per antonomasia tutto è possibile, e la seconda, ambientata nella realtà, dove nel vostro caso succedono cose ancora più surreali. I rimandi che vengono in mente sono l’ultimo Kubrick, Verhoeven… Però gira la voce che quella filmata fosse una vera festa. Come sono andate le cose realmente?


Lucio: C'è un cambio di registro linguistico e di recitazione abbastanza evidente.

Una cosa che a chi non bazzica le webcam non è andata giù, è le recitazione iniziale. Ma in chat è così: si parla chiaro, si scandiscono le parole, si fanno pause teatrali eccetera. Infatti quando i protagonisti si incontrano c'è un altro modo di rapportarsi: le voci (e i mezzi visivi) si accavallano l'un l'altro componendo la realtà della storia di Teo e Sofia.

Quanto alla web-party sì, abbiamo realizzato una vera e propria festa e oltre metà del budget del film è finito in birra. Dopo una breve imbarazzo iniziale la gente non faceva neanche più caso ai ciak. Chi scopava in sala, chi rovesciava i crocifissi nelle stanze... Le musiche di scena poi, loopate all'infinito, hanno contribuito a creare un atmosfera malsana e ipnotica che ci ha aiutato non poco. Gli invitati poi dovevano portare una telecamera e riprendersi. Nel film, Il loro materiale da loro prodotto è diventato gli insert video che si sovrappongono al plot primario.

Michele: Il comune ci ha dato questo ospedale. Abbiamo chiamato una trentina di reietti, il peggio che potevamo conoscere, i nostri più cari amici insomma. Un centinaio di birre e un po’ di cibo per chi avesse pensato che era una vera festa. Alle due, nonostante il caldo e il buio delle finestre oscurate c’erano 60 persone. La metà della gente credeva fosse una festa vera e si è rinchiusa, quando l’ha ritenuto necessario, nelle stanze abbandonate a scopare, pippare (sniffare ndr), riprendersi, molti ci hanno ascoltato e si sono fatti dei video. Volevamo unire il meglio di ciò che ci sarebbe stato riconsegnato, ma la gente ha preso tutto troppo per scherzo, si sono divertiti troppo dimenticandosi la funzione del loro “sconvolgersi”. Peccato. Tre quarti del materiale autoprodotto, l’abbiamo dovuto cestinare. La cosa figa, a livello sociologico, è quanto poco possa bastare per far accoppiare degli sconosciuti ancora in forma, quindi né ingoiati, né decrepiti: un centinaio di birre, la scusa di un mediometraggio, l’adrenalina mai compresa di essere in un filmato che non si sa dove andrà a finire ma, questo è quasi certo, non darà né gloria né fama. Anzi.

 

 

CC: Come è nata/come si è poi sviluppata tecnicamente, l’idea di filmare la storia con mezzi non convenzionali?


Lucio: Sono un montatore e sono essenzialmente stufo di clienti e giovani registi che continuano a cercare il loro “FilmLike” Insomma sempre lì a chiederti “Ma non si può fare più effetto cinema?”

Mi sembra abbastanza assurdo: il Digitale Standard non è pellicola, ha una sua profondità di colore, una sua risoluzione eccetera che ne determinano una forma e un bisogno di linguaggio diverso. Ed è quello che abbiamo cercato di fare. Niente di nuovo s'intende, basta pensare a The Blair Witch Project o a Julien Donkey-Boy. Chi ha veramente superato e spaccato tutto portando avanti il discorso del linguaggio video sono Inland Empire, dove il realismo del digitale diventa il modo di rappresentare il sogno con un corto circuito niente male e l'immenso Niente da Nascondere di Haneke dove il 35mm che mima il video produce un altro linguaggio incredibile e unico.

Tecnicamente abbiamo usato sì telecamere a circuito chiuso e telefonini, ma anche telecamere broadcast. L'immagine poi è passata sotto vari compressori video e tutta la prima parte del film è stata realizzata con Flash, un software usato per le animazioni e la realizzazione di siti web.

Michele: Lucio è un genio de ste cose, è un tecnico col marcio nell’animo e sa dove deve picchiare. Teosofia è la dimostrazione che la realtà è solo una sequenza di immagini casuali che, forse montate in altra maniera magari ci darebbero amici ed esperienze nuove, diverse, né buone né cattive. Solo, altre. Aggiungo che in Italia sbancano ancora le gag anni ’20 e diventa veramente stancante dover spiegare al mondo 80 anni di cinema che il mondo dovrebbe già conoscere, aver assorbito. Tanto bene che la gente ride ancora per le battute immortali del cinema che ha cambiato la storia dell’essere umano, quello muto intendo, ma cazzo: evolversi? Provare altro?

Sembra ci sia la pena di morte su chi rischia. Il cinema italiano non mi va di attaccarlo visto che si sta ammazzando da solo, con questa comoda vita di certi cineasti, che, raggiunte puttane e soldi, finge di essere proletario, di raccontare la gente, per fare il vittimismo della borghesia, il clone di altre centinaia di commedie di chissà quanti anni fa facendoci credere che tutto questo è chic, fa figo, fa molto fashion. Il finto intellettuale impegnato tirerà sempre. E loro continueranno a mangiare il cervello delle generazioni riempiendolo di sorrisi e complimenti a vicenda con gli amici VIP. Il cinema è dolore non questa merda compiacente così ruffiana del potere e dei premi. Fanculo.

 


CC: Una mia curiosità: uno di voi due è realmente interessato alla Teosofia vera e propria?


Lucio: No.

Michele: Che cos’è?

 

 

CC: Nella storia compaiono in maggioranza personaggi giovani, ritratti in modo piuttosto netto: sballo da alcool e droghe, neonazismo, orge, machismo: è la vostra visione della società, di “ciò che è” o semplicemente una fantasia scenica?


Lucio: Sui vari forum riceviamo critiche contrastanti: chi ci dice che “queste cose non esistono” e chi ci scrive “...oddio scopate droga puttanate del genere non sono poi così underground, vai a una serata pervert al Plastic che è al centro di Milano e con comodi 15 euro vedi cose e fai cose più assurde.” Ci piace il grottesco più di ogni cosa e la nostra scrittura ne risente, ma non penso che siamo poi così lontano dalla realtà...

Michele: La gente dovrebbe comprarsi molti più specchi e usare meno antidepressivi che sotterrano l’identità. Non è la nostra visione di società, è la società, una sua parte, i figli di cui si vergogna, ma pur sempre suoi pargoli.

 

 

CC: Sofia e Teo sono ispirati a qualche vostra conoscenza reale? Da dove avete preso spunto per le paranoie di Sofia (il nonno in fin di vita, la madre ritratta in modo aberrante, l’odio per la domestica straniera che ha quasi ucciso il nonno)?


Lucio: Tutto quello che ci appare dallo schermo di un videofonino è una porzione filtrata di realtà. Le porzioni si sommano e creano il film; le scene sono state scritte con questa esigenza per fare marciare avanti la storia.

Il nonno che muore in realtà non è lì, la madre può fare uscire tutta la merda che ha in testa perché Sofia non è lì, tutto gira intorno al gioco iniziale dei mezzi di comunicazione.

Michele: Forse qualche volta li ho pure incontrati in chat, ma ce ne sono talmente tanti come loro che non ricordo se Teo e Sofia esistano sul serio o siano il mio dolce modo di vedere gli altri della rete. Io, inconsciamente, me li immagino tutti così, forse. Nonni in fin di vita bisognosi di un pompino vanaglorioso magari fatto da un’apparente madre severa, che dopo averglielo succhiato urla al vecchio di godere mentre la peruviana continua a pulire casa coperta di insulti verso la sua etnia. Non lo so. L’uomo ha la tendenza a dominare. Ad aggredire per la paranoia di essere debole. Ci hanno inculcato che dobbiamo elevarci, che dobbiamo addestrare i nostri istinti all’educazione e al buon gusto. A me, sembrano solo stronzate per tenerci a bada, che altrimenti se tutti si accorgessero del mondo e se tutti tutti fossero bene svegli, sarebbe il caos. La logica del terrore, dell’aver paura di chi minaccia la nostra proprietà, la guerra preventiva insomma. Sistema inventato da Robespierre, mica cazzi.

 


CC: Il montaggio inusuale, gli effetti iniziali, le creazioni con Flash Player: continuerete ad usare in futuro strumenti anticonvenzionali, o si è trattato solo di un esperimento?


Lucio: E' un esperimento. Ora vogliamo misurarci con una grammatica più classica.

Michele: Era una domanda di Teosofia e dovevamo risponderle. Ora faremo cinema, basta giochi.

 

 

CC: Prossimi progetti?


Lucio: Un horror pagano, per ora. Ma è meglio di non parlare di cose non ancora realizzate. Serve solo a fare figure di merda.

Michele: Un film che parlerà di libertà di scelta, di chi crede di averla, di chi non sa che esiste e di chi, una volta ottenuta, non si accorge di quanto possa essere difficile non affidare a terzi la propria vita perché ce l’amministrino, facendone quindi potenzialmente tutto, e ripeto, tutto ciò che vogliono. E’ la critica alla possibilità di delega di Malatesta. E’ il mondo senza circuizioni e con la sacra libertà di sbagliare ed essere diverso.

 

 

CC: Se c’è qualcosa che non ho chiesto e che vorreste dire, questo è il momento per farlo!


Lucio: The idea of revolution is an adolescent fantasy: Time is running out for planet Earth.
 

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