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La costruzione di un video Translate in English
di fata   
domenica 15 ottobre 2006

Come montare un video piacevole partendo da poco girato di qualità non eccelsa

 
E’ una serata ordinaria. Nessuna festa nazionale, nessuna data commemorativa, nessuna celebrazione particolare. Solo una cena tra amici che non si vedono spesso, magari siamo di passaggio nella loro città oppure loro sono di passaggio nella nostra. Vogliamo ricordare questa serata e ci portiamo dietro la nostra videocamera con un nastro e una batteria di riserva, niente obiettivi grandangolari o flash o microfoni esterni o cavalletto. Non siamo mai stati in quel locale, un ristorante accogliente, dove si mangia bene, dicono, e quindi non sappiamo le condizioni di illuminazione ma non ci importa più di tanto: importa stare insieme e divertirsi. E infatti ci divertiamo, stiamo bene, mangiamo bene e beviamo bene! Ogni tanto imbracciamo la videocamera e facciamo delle riprese senza stare lì a settare i parametri giusti di diaframma o focus… spesso andiamo in automatico. Bilanciamento del bianco? Ma và! Preset per interni! Però stiamo comunque attenti a riprendere con vari piani: totali, dettagli, panoramiche, zoomatine, angolazioni differenti. La nostra videocamera passa di mano in mano, ognuno registra qualcosa.
Torniamo a casa col sorriso sulle labbra, la pancia piena e il cervello leggermente offuscato dai fumi dell’alcool ma con l’umore alle stelle: bellissima serata.

Quando andiamo a controllare il nostro girato scopriamo che abbiamo registrato solo dieci minuti! Acquisiamo sul PC con il nostro sw di editing. L’intenzione è quella di montare un video che ci ricordi l’incontro. Una cosa semplice, senza pretese, che non potrà durare troppo. Mentre acquisiamo il materiale ci rendiamo conto che le riprese sono un po’ monotone (d’altra parte siamo stati tutta la serata seduti a tavola a mangiare e bere e chiacchierare!), la fotografia non è un granchè e l’audio ambiente un disastro…vabbè, abbiamo detto “senza pretese”…Ci mettiamo a spulciare la nostra discoteca per individuare un brano musicale adatto come sottofondo. Cerchiamo anche in rete, su siti di musiche royalty free, e troviamo qualcosa di strumentale che ci piace. Incominciamo a montare.

 
 VIDEO PRIMA VERSIONE *


La prima versione è, come vedete, molto semplice. Si sono scelte le immagini migliori come composizione e tagli, più stabili e si è cercato di seguire la progressione temporale della serata: un saluto, una panoramica della tavolata, il cibo che incomincia ad arrivare, alcune descrizioni delle cibarie, un incidente di percorso (le macchie d’olio sui jeans), i dolci, un siparietto simpatico (chi è più alto?), caffè e “ammazzacaffè” con situazione comica del giovane amico non abituato ai superalcolici che viene invitato almeno a un assaggio con le conseguenze del caso, il conto, l’arrivo del cameriere che caccia tutti perché si è fatto tardi. Tutte le sequenze montate sono a velocità normale, con i movimenti cosiddetti “di servizio” (i passaggi da un commensale all’altro, per esempio) a vista, tranne la sequenza del giovane che beve la grappa, che si è scelto di velocizzare e poi rallentare per far risaltare l’effetto comico circoscrivendolo, inoltre, con una tendina a cerchio, e un fermo immagine con zoom sul suo pollice alzato dopo la sua affermazione “ottimo”! che contraddice simpaticamente la reazione che ha appena mostrato. L’audio ambiente è presente. Correzione colore grossolana. Non c’è nemmeno una sigla di coda, mentre per i titoli di testa si è usato After Effects 7 importando un fermo immagine, duplicando il livello, creando una maschera sul soggetto e sfocando il background, inserendo sulle scritte dei preset di animazione testo. Di per sé, questo video farebbe contenti i nostri amici: erano presenti, ognuno conosceva l’altro, ognuno è in grado di ricostruire con i suoi ricordi quello che non è stato mostrato nel video e non staranno lì a notare sbavature o movimenti strani o attacchi imprecisi.

Ma noi ci possiamo accontentare?

Sottoponiamo, quindi, il video a una professionista di  teorie e tecniche di linguaggio del montaggio, e cioè Triglia-Chiara B., che ci dà la sua valutazione:

1. L’audio in presa diretta è pessimo. È un elemento di indiscusso disturbo. Soluzione: limitarlo il più possibile, evitando di  lasciarlo come base per tutta la durata del video o abbassare il volume.

2. la musica scelta come colonna sonora è musica da “muto”. Non si adatta assolutamente alla situazione descritta. E’ una musica da “stacco netto” , “tendina a nero” e “didascalie”, inoltre, è una  tipologia di musica che non tollera un sottofondo d’ambiente.

3. la scelta dei sottotitoli per ovviare all’incomprensibilità delle affermazioni è ottima, bisognerebbe, quindi, pensare di metterla anche all’inizio durante il saluto che non si capisce bene (una partenza zoppa uccide tutto il lavoro…) e in altri momenti in cui non si sentono chiaramente le battute.

4. Le riprese sulla tavola, quelle che vanno da un viso all’altro e poi ai cibi, sono riprese costruite per essere elaborate in fase di montaggio non per essere riportate in “continuità”.  Bisognerebbe o spezzarle oppure lavorare sulla velocità , accavallandole.

5. le zumate e sfocature sui cibi sono spiacevoli.

In sintesi, ci sono a disposizione tutti gli elementi per fare di questo video un buon video. Ma bisogna lavorarci ancora sopra, perché così com’ è non regge i 4 minuti circa della sua durata e risulta monotono.

 

Rimettiamo mano al montato.  Facciamo una copia del progetto vecchio e ci lavoriamo sopra. Innanzitutto cambiamo la musica. Poi  importiamo in AE alcune sequenze per usare il time remapping lavorando sulla velocità sui movimenti “di servizio”, aggiungiamo un directional blurr e viriamo in b/n le parti velocizzate. Il bianco e nero lo usiamo anche in altre sequenze. Eliminiamo alcune immagini che potevano risultare ripetitive, e ne abbreviamo altre,  aggiustiamo alcuni attacchi, creiamo degli effettini grafici semplici, operiamo una correzione colore, aggiungiamo sottotitoli e lavoriamo l’audio ambiente, splittando e tagliando oltre che  abbassandolo di volume. Aggiungiamo anche una breve sigla di coda con crawl, usando dei fermi immagine in bianco e nero dei volti dei partecipanti alla cena. Da 4 minuti di durata (3’:38” per la precisione), si passa a 3 circa.

 



Questa seconda versione viene nuovamente bocciata dall’esperto:

Questa seconda versione è più scorrevole, più dinamica, più espressiva. Tuttavia:

1. L’elaborazione delle sequenze col time remapping non è buona: è poco fluida, bisogna ancora ammorbidire i passaggi facendo attenzione che la direzione di sfocatura sia la medesima di quella del movimento (il directional blurr applicato sulle velocizzazioni dei passaggi). La scelta del bianco e nero sui passaggi velocizzati, inoltre, accentua quella impressione di rigidità cui si accennava prima.

2. Il sincrono audio/video nella parte iniziale è perfetto, questa musica è da  preferirsi largamente, ma da 1/3 in poi cade. Essendo una musica senza crescendo fa “ammosciare” i restanti 2/3 del lavoro. Soluzioni : ce ne freghiamo e la lasciamo;  cambiamo e scegliamo una musica che faccia salire un po’ il  pathos,  una musica che porti avanti l’azione ( perché nel video  di azione ce n’è veramente poca, quindi la musica più che essere un  sottofondo dovrebbe avere una funzione trainante); lasciamo quella all’inizio e poi ne usiamo una seconda.

3. Le scelte stilistiche prese sono un po’ troppe. Varrebbe a dire che titoli di testa, quadretti di cibi che si muovono  a destra e a sinistra, righe colorate che si incrociano, push, e  occhio  di bue, non hanno veramente a che fare l’uno con l’altro. Non bisogna ficcare dentro al  video di tutto e di più. Le finestrelle dei cibi sono un po’ pacchiane  e riflettono un modo di montare oramai superato da anni. Sono cose che andavano vent’anni fa (non diciamo che oggi non si possano usare, ma se si fa questa  scelta bisogna farla coraggiosamente, dall’inizio alla fine, bisogna far diventare la scelta, cifra stilistica. Usate così  non hanno molto senso). L’occhio di bue è carino, è una scelta che in cinema viene fatta a fine sequenza e se si fa una scelta di questo tipo in un video molto corto sarebbe meglio riservarla al finale, perché messa lì a 2 terzi dall’inizio non ha molto senso.

4. E’ ancora troppo lungo. 2 minuti …dovrebbe durare due minuti: non c’è nulla di meglio di una persona che vede un tuo lavoro e  pensa: capperò! però è durato troppo poco! Gli  spettatori vanno lasciati con un po’ di fame. Solo in questo modo  sono in grado di apprezzare quanto hanno gustato!



Riprendiamo quindi il nostro secondo montato e, prima di tutto, lavoriamo sulla musica. Ascoltiamo bene il brano e individuiamo i momenti di variazione e crescendo. Operiamo dei tagli e lo rimontiamo cercando di ridurlo a 2 minuti circa. Fatto questo ricominciamo con le immagini, tagliando ancora quelle ripetitive, accorciando e rimettendo in sinc. Riportiamo alcune sequenze in AE e rifacciamo il time remapping, lasciando a colori le velocizzazioni e correggendo la direzione del blurr. Riportiamo a colori le altre immagini del video, tranne quelle del giovane che assaggia la grappa e togliamo la tendina a cerchio scegliendo di evidenziare il suo gesto con dei nastrino colorati.




Ma ancora non va bene:

1. Il giovane che assaggia la grappa: bisognerebbe trovare una diversa soluzione per enfatizzare questo momento, magari cercando di mettere fuori fuoco quello che non ci interessa.

2. La sigla finale: l’impaginazione non và… Foto e scritta devono entrambi essere inseriti in una sorta si  perimetro virtuale. Così non c’è corrispondenza tra il nero lasciato a destra e quello lasciato a sinistra e il nostro occhio viene sballottato a destra e a sinistra senza punti di riferimento, questo genera confusione.

 

Togliamo la tendina a cerchio scegliendo di evidenziare il suo gesto sfocando l’ambiente che lo circonda e tenendo a fuoco solo lui (un lavorone di maschere animate frame by frame in AE7). Rifacciamo anche i titoli della sigla iniziale e soprattutto la sigla di coda, inserendo i fermi immagine dei volti in un rettangolo colorato e ridisponendo le scritte dei nomi e nick. Sistemiamo anche l’audio ambiente operando dei tagli sulle battute e missando con più cura i livelli.


    
 
 
 
 
 VIDEO VERSIONE FINALE *
 
 
La valutazione del professionista ci dà un po’ di soddisfazione:
 
Adesso il video ha una sua struttura abbastanza definita,  non è dispersivo. Prima i troppi e diversi "effetti" lo rendevano un po' disordinato  ora invece è fluido, lineare, corretto nella sua semplicità stilistica. La sfida di creare una clip di alcuni minuti piacevoli  e interessanti anche per chi non c'era si può considerare vinta. Rimangono alcune imperfezioni:  la prima parte della clip risulta ancora un po’ scattosa, poco morbida. La sfocatura dell’ambiente intorno al giovane doveva forse essere più graduale, e la scelta del bianco e nero  può essere opinabile, ma la sfocatura ci sta bene,  perchè non  interrompe la continuità del video ( mentre prima occhi di bue e  tendine varie rompevano troppo) e poi perchè è un richiamo all'inizio. Quando vengono descritti i crostini l’ultima parte del parlato è coperta dalle facce dei commensali, col rischio di non seguire la fine della descrizione. Belli i titoli di coda: ora titoli e foto sono perfettamente speculari e si leggono e vedono  bene, senza troppa dispersione.
 
  Nota: a proposito delle imperfezioni rimaste, chi ha effettuato il montaggio si giustifica col fatto che ha approcciato l'uso del time remapping per la prima volta, quindi dovrà affinare questa procedura; la sfocatura dell'ambiente intorno al giovane che assaggia la grappa è stata fatta sul pezzetto di clip rallentata, che non era lungo abbastanza da rendere più graduale il passaggio (sarebbe iniziato sul pezzo velocizzato e non risultava bello); l'audio sui crostini che continua mentre l'immagine cambia è dato dal fatto che prima di tutto, la sequenza video originale girata era interrotta, cioè la descrizione audio continuava ma la camera si era spostata e non si sono trovati nel girato piani d'ascolto più adatti (inoltre il video si è velocizzato per una parte, riducendo ancora di più l'immagine dei crostini e anche se l'audio è stato tagliato, eliminando pause e ripetizioni, non è bastato).
 
   Questo è solo un esempio di come poter realizzare un montato gradevole anche avendo a disposizione poco materiale e di scarsa qualità, girato senza aver effettuato sopralluoghi e senza una precisa scaletta. Il risultato è solo uno fra i tanti migliori e non è “il migliore” in assoluto.
 

Informazione tecnica: il girato è stato effettuato con la videocamera Panasonic GS400. Il montaggio con il sw Avid Xpress Pro versione 4.0 e le elaborazioni FX con Adobe after Effects 7.

Le musiche: “Guitar Capriccio” di Raphael Maffei e “Enattendant mr Maytag” di Denis Gauthier.
 
 
 
 NOTE:
* Per visualizzare i video è necessario avere installato  Quick time 7  
 
 

LE IMMAGINI E LE MUSICHE UTILIZZATE IN QUESTO ARTICOLO SONO ESCLUSIVAMENTE A SCOPO DIDATTICO.

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