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HIGHLANDER l’ultimo immortale è una pietra miliare nel cinema di genere
fantasy. E’ diventato negli anni un vero e proprio cult sia proprio per
il suo magnifico montaggio sia per la colonna sonora dei Queen, più che
per i suoi effetti speciali. I critici, oltre a godere per il montaggio
delle sequenze dei duelli con le spade, sono unanimi nell’applaudire
quasi tutte le transizioni delle scene che uniscono il presente (una New
York del XX secolo, piovosa e cupa) col passato (la Scozia nel 1500).
Le transizioni svolgono un ruolo di rilevante interesse in questo film e
non vanno valutate semplicemente in quanto piacevoli elementi visivi di
raccordo tra una scena e la seguente, ma svolgono una funzione ben
precisa nell’impianto narratologico del film. In HIGHLANDER, film che si
muove parallelamente su 2 diversi registri - il presente e il passato -
le transizioni sono utilizzate esclusivamente per enfatizzare alcuni
passaggi spazio-temporali. Tutti gli altri stacchi sono semplici e
netti. La transizione assolve dunque ad un compito ben definito: insieme
ad altri elementi visivi e sonori essa è il collante spazio-temporale
del racconto; è uno degli elementi utilizzati da Russell Mulcahy per
trasportare senza urto (e senza rischi) la narrazione avanti e indietro
nel tempo. Non sempre però Mulcahy utilizza le transizioni per far
compiere il salto spazio-temporale al suo racconto ma, come vedremo,
quando lo fa, la scelta non è mai casuale, e risponde ad una esigenza
narrativa ben precisa. La prima transizione che ci lascia stupiti è poco
dopo l’inizio del film del film: Nash-Connor McCloud (Christopher
Lambert) sta scappando dal parcheggio sotterraneo dello stadio del
wrestling, dopo che ha decapitato un immortale. Su un totale del garage
la camera sale con dolly verso il soffitto, lo “supera” ed emerge dal
terreno di un villaggio scozzese. Il passaggio tra le due immagini è
attraverso un nero che riempie lo schermo per un attimo. Si tratta
certamente di una transizione affascinante. Transizione che ci trasporta nel passato con decisione, senza indugio alcuno. Mulcahy a
questo punto della storia può permettersi tale scelta, e può farlo in
quanto egli ha preparato a dovere lo spettatore al salto
spazio-temporale che sta per far compiere al suo racconto: pochi minuti
prima avevamo assistito ad un, seppur brevissimo, flashback, tanto
scontato quanto canonico, che introduceva una diversa dimensione
spazio-temporale (quella del villaggio scozzese). Il regista può dunque
concedersi un passaggio deciso e sicuro ( e solo apparentemente ardito)
senza per questo rischiare di confondere lo spettatore circa il dove si
sta andando.
VIDEO T2H
La situazione è molto diversa quando da questo
passato Russell Mulcahy cerca di riportare la storia al presente del
1985. Con questa seconda transizione il regista scade nel simbolismo più
banale pur di non rischiare di perdere il filo conduttore del racconto.
Dal passato ritorniamo al presente attraverso l’occhio ( dunque la
mente ) del protagonista. Si tratta quanto mai di una scelta semplice e
scontata, una scelta che però al nostro regista s’impone, in quanto la
storia seconda (il passato di Nash) sta rischiando di prendere il
sopravvento sulla storia prima (il presente di Nash). Mulcahy ha quindi urgenza di ristabilire la giusta prospettiva e le giuste distanze
tra i due momenti, rammentando allo spettatore che quel passato è un
ricordo, semplicemente un ricordo.
VIDEO T2H2
Famosissima la transizione dall’acquario in casa del
protagonista, Nash-Connor, al lago scozzese: Nash è seduto sul divano
del suo salotto e affila una spada, la mdp carrella in avanti verso di
lui da un totale fino a un primo piano poi panoramica a sinistra, verso
il vetro dell’acquario e continua verso l’alto dove il pelo dell’acqua
diventa confine temporale e si emerge sul lago in cui il protagonista è
allenato dal suo mentore, Ramirez (Sean Connery). L’unione delle due
inquadrature è perfetta. A legare le due scene c’è anche un elemento
sonoro, la voce di Ramirez, che Nash ricorda mentre si volta verso
l’acquario.
VIDEO T1H
Un aspetto abbastanza interessante sul quale porre un
piccolo accento è da vedersi proprio nell’elemento dell’acquario.
Elemento che noi ritroviamo in seguito, quando questa elissi temporale,
che narra la vicenda di Nash e del suo mentore, si chiude
ricongiungendosi al presente della storia prima: ebbene, la prima
inquadratura che il regista ci mostra al termine di questo salto nel
passato, è ancora una volta l’acquario. L’inquadratura, peraltro molto
affascinante, ci mostra Nash di spalle visto attraverso l’acquario del
suo studio.
VIDEO T1H1
In tale scelta possiamo leggere un significato ben
preciso. La transizione precedente (dal volto di Nash, all’acquario e al
lago scozzese) sembra creata ad arte per trasportarci nel passato
attraverso il pensiero del protagonista, in un gioco sottile che si
muove sul confine tra memoria involontaria e volontaria. In questo
passato, nel quale siamo catapultati ancora una volta, assistiamo ad un
susseguirsi di eventi che sono chiaramente il frutto del ricordo di
esperienze vissute dal nostro protagonista, il suo amore, il suo
incontro con Ramirez, la fratellanza nata tra i due.. quello che però
lentamente accade è che il racconto si trasforma: da ricordo del
protagonista, diviene narrazione di eventi ai quali il protagonista non
ha partecipato, eventi che non possono dunque più essere ascritti alla
sua memoria (pensiamo ad es. all’uccisione di Ramirez). Non è quindi
casuale la scelta, da parte del regista, di chiudere questa elissi
mostrandoci come prima immagine del presente Nash di spalle visto
attraverso il suo acquario. È un modo molto sottile per dire a noi
spettatori: “attenzione, siamo entrati nel passato attraverso la mente
di quest’uomo, ma ne usciamo alle sue spalle, a sua insaputa. Quanto
narrato nell’ultima sequenza Nash lo ignora”. Un carrello è usato per
questa transizione, molto elegante, a mio avviso: Campo stretto su Nash
sbattuto contro l’auto di pattuglia della polizia, la mdp carrella verso
sinistra e inquadra le luci sfocate e lampeggianti dell’auto
oltrepassandole e aprendo lo sguardo a un panorama scozzese al tramonto.
E la carrellata non si ferma ma prosegue. Qui, oltre a un passaggio
estremamente armonioso c’è anche una corrispondenza fotografica: dai
colori rosso-arancioni del lampeggiante della polizia ai colori
arancioni del tramonto.
VIDEO T3H
In questa transizione, invece, viene usata la
classica “tendina” : Nash e Brenda discutono, di notte, in controluce.
Nash si allontana e Brenda sobbalza per l’arrivo di un autotreno che
attraversa lo schermo in primo piano da destra a sinistra, schermo che
diventa nero per un attimo e che poi si trascina, sempre da destra a
sinistra il primo piano di un vecchio scozzese che ride sguaiato. Un
effetto velocissimo di grande impatto drammatico.
VIDEO T4H
Anche una semplice dissolvenza può dare un effetto
stupefacente se studiata ad arte. E’ il caso di questa transizione: dal
primo piano del volto martoriato di Connor McCloud, scacciato dal suo
villaggio, al cartellone che rappresenta il volto della Gioconda di
Leonardo, affisso sulla facciata di un palazzo di New York.Una
dissolvenza calibrata talmente bene nei tempi che sembra quasi un
morphing.
VIDEO T5H
Un ruolo fondamentale lo hanno gli effetti sonori e
le musiche nel legare in maniera armonica due scene diverse. E sono in
particolare gli effetti sonori, uniti a un effetto visivo, che vediamo
in questa transizione, in cui la mdp sale verso l’alto, l’obiettivo
rivolto verso il basso a riprendere nel suo letto di morte Connor nel
1500 in Scozia e mentre sale, improvvisamente vediamo dei flash azzurri
su Connor e sentiamo il rumore degli scatti di una macchina fotografica e
su un ultimo flash azzurro ecco che siamo sulla scena del crimine nella
New York del XX secolo mentre Il fotografo della polizia sta facendo il
suo lavoro sul cadavere decapitato dell’immortale ucciso da Nash.
VIDEO T6H
Un’ultima transizione che sottoponiamo alla vostra
attenzione è forse la più enfatica ed esagerata di tutto il film, che
sfiora perfino il cattivo gusto, vista con lo sguardo dei nostri tempi:
Nash è nel suo studio con Rachel, la sua assistente-amica-madre che gli
parla con dolcezza, preoccupata per lui. E’ sera e sono davanti a una
estesa vetrata che dà sulla città buia e improvvisamente la vetrata si
infrange in mille pezzi sul rumore dell’esplosione di una bomba
rivelando le immagini dell’episodio della seconda guerra mondiale in cui
l’uomo incontra la piccola Rachel, rimasta orfana, e la porta via con
sé. A nostro avviso, la violenza di questa transizione ha come lo scopo
anche di dirci: “occhio spettatori, questa è una parentesi: tutto quello
che vedrete non è fondamentale ai fini del mio racconto, ma voglio
dirvelo ugualmente per farvi capire meglio”. Cioè, la velocità, la
violenza di questo salto è come un segno grafico, come una parentesi
vera e propria.
VIDEO T7H
Chiara B. (triglia )
Daniela F. (fata )
LE IMMAGINI MOSTRATE IN QUESTO ARTICOLO SONO
ESCLUSIVAMENTE A SCOPO DIDATTICO.
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