Nascita di una sceneggiatura | parte prima
Vorrei girare un corto, ma non ho idee e non so scrivere una sceneggiatura.
E’ una frase ricorrente nei sui siti dedicati ai cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi amatoriali e non. Sembra che la sceneggiatura spaventi gli aspiranti autori molto di più di tutti gli altri aspetti tecnici, parimenti importanti, quali la regia, il montaggio, o la recitazione. Ho una mia teoria riguardo a questo: mentre tutti gli aspetti che ho citato vengono visti dall’Aspirante Autore come meri aspetti tecnici, superabili facendo un po’ di pratica e senza dover studiare, la sceneggiatura comporta un grave handicap: quello di saper scrivere.
Le cose, in realtà, non stanno esattamente così.
Un prodotto video/cinematografico è composto di una sottile alchimia di più elementi, che pesano tutti più o meno allo stesso modo, che richiedono tempo per l’apprendimento e che sono composti tutti di due aspetti: quello tecnico e quello artistico.
La maggior parte di noi, però, ai nostri giorni vede, tra tv, cinema, internet, dvd ecc.. almeno una cinquantina di film all’anno, senza contare tutte le trasmissioni televisive. Quindi, siamo molto ricettivi all’apprendimento della tecnica di realizzazione. Di contro, ormai non leggiamo in media più di una decina di libri all’anno, scriviamo pochissimo, quindi abbiamo perduto la dimestichezza con la parola scritta. Eppure, poche semplici regole possono aiutarci a realizzare una buona sceneggiatura originale. Vedremo quali.
L’idea: come farsela venire?
E’ la domanda più frequentemente proposta agli autori di romanzi, sceneggiature, favole….
E la risposta, come è noto, è un coro unanime di “Boh?”.
Immaginiamo questa situazione. Il nostro Aspirante Autore sta cercando un’idea originale per il suo film. Ecco, si è già messo nei guai. Perché il suo istinto lo porterà a buttare giù poche righe, a parlarne con gli amici e confidenti. Qualcuno certamente gli dirà “Però, bella storia”, i più smaliziati, e magari cinephiles, lo bolleranno con un “già visto…” senza pietà, qualunque sia il tema proposto.
Questa è la prima lezione: è impossibile avere delle idee originali. Probabilmente ciò è vero fin dai tempi dei greci e dei latini, che sottoforma di commedie e tragedie, avevano già sviscerato ogni forma di accadimento possibile: tragedie familiari, incesti, guerre, amore, morte, malattie, omosessualità, razzismo… Il nostro Aspirante Autore, come prima cosa, dovrà quindi dimenticare la parola originalità, che non dovrà essere un punto di partenza, semmai un punto di arrivo.
L’idea, quindi. Per avere un’idea, bisogna avere innanzitutto qualcosa da dire. Pensiamo all’Aspirante Autore come ad una persona inquieta, vogliosa di comunicare agli altri qualcosa, fosse anche il proprio desiderio di fama e di ricchezza… Si può quindi scavare dentro di sé, all’esterno (leggendo libri, cercando su internet, anche in tv) e all’interno: chiedere a sé stessi cosa non piace e cosa non piace della vita, delle amicizie, della famiglia, tirare fuori insomma qualcosa di intimo.
EVITARE ASSOLUTAMENTE di mettersi davanti ad un foglio (o uno schermo) bianco ad aspettare l’idea: istantaneamente il cervello dell’Aspirante Autore diverrà vuoto esattamente come quella pagina bianca. Sono gli stimoli che riceviamo ogni giorno a farci venire delle idee: la scuola, la famiglia, il lavoro… il difficile consiste nel riuscire a riconoscere l’idea, a congelarla nell’istante in cui si presenta ed annotarla su un notes o vocalmente con un registratore. E’ importantissimo, perché le idee sono sfuggenti come i sogni, e difficilmente rimangono a lungo nella memoria.
Trucchi per farsi venire le idee ce ne sono in abbondanza, vi sono numerosi testi dedicati all’argomento. Servono a coloro che scrivono di mestiere, e che non possono sempre permettersi il lusso di attendere l’ispirazione. Personalmente ho una predilezione per uno di questi, il metodo associativo. Ecco un esempio.
Sto scrivendo questo pezzo al computer, di là c’è mio figlio che piange. Non ci fosse mia moglie, avrei dovuto interrompere per andare a vedere cosa non va. Penso ad un ragazzo padre: come fa a lavorare? Ha bisogno di aiuto, finirebbe per perdere il lavoro… e se non ha nemmeno i nonni? Scommetto che si darebbe da fare per trovare una mamma in sostituzione, ma come fa ad uscire se ha sempre il bimbo tra i piedi, come fa ad avere una vita sociale?
Siamo all’embrione dell’idea, ma qualcosa abbiamo già in mano. E’ qualcosa di cui vogliamo parlare. L’idea è: “la condizione dei ragazzi padre”.
Se ci fermassimo qui, dovremmo impietosamente scartarla, dato che l’argomento è uno dei più abusati da Hollywood: ricordo persino Tom Selleck nei panni di un “mammo”, per non parlare degli
Oscar di “Kramer contro Kramer”…
Ma se l’argomento sta davvero a cuore dell’Aspirante Autore, se l’idea si sta facendo strada nella sua mente, varrà la pena analizzare tutti i possibili risvolti dell’idea.
Siamo quindi arrivati al dunque: perché darsi tanto da fare, quando sappiamo che la nostra idea non sarà originale? La risposta è che non sarà l’idea in sé ad essere originale, quanto il modo in cui viene mostrata ad esserlo, sarà il modo dell’Autore di raccontare una vecchia storia in maniera diversa. Non stiamo parlando di remake, attenzione! Semplicemente, di fare del cinema.
Bisogna quindi trovare l’idea, qualcosa di cui parlare. Una volta isolata l’idea, bisogna quindi decidere la metafora con la quale raccontare l’idea al pubblico.
Il soggetto è quella parte scritta che descrive l’idea attraverso la metafora; la sceneggiatura, è la parte che descrive dettagliatamente la metafora. Nelle prossime puntate, avremo modo di analizzare la semplice, eppur rigorosa sintassi di entrambi.
Stesura di un soggetto
La regola vuole che nessuno paghi per avere idee allo stato brado. Abbiamo quindi la necessità di dare una forma compiuta al soggetto. Nella maggior parte dei manuali relativi all’argomento si cita un certo numero di cartelle dattiloscritte, precisando l’interlinea, le battute, ecc. come requisiti per un regolare soggetto cinematografico. In realtà l’informazione è poco utile, in quanto i parametri variano a seconda del testo consultato. Poi, i concorsi a cui spedire soggetti e sceneggiature richiedono spesso lunghezze particolari; infine, non conta tanto a mio avviso la lunghezza del soggetto, quanto che il soggetto stesso contenga le informazioni necessarie per la realizzazione della sceneggiatura o del trattamento.
Facciamo allora un paio di esempi:
“James Bond è coinvolto in un’operazione segreta per sbaragliare i piani di un’organizzazione criminale il cui scopo è conquistare il mondo, ricattando i governi con una specie di arma finale. James, in vacanza, viene quindi richiamato al lavoro da M, parte per la missione, conosce una ragazza che s’innamora di lui. La ragazza fa parte dell’organizzazione, ma è disposta a tradirla per amore di Bond. Grazie a lei, l’agente 007 riuscirà ad infiltrarsi tra le fila dell’organizzazione e a sventare i loro piani.”
Non vi sembra di avere già visto questo film? Forse perché questa sinossi somiglia a TUTTI i film di James Bond, i quali costituiscono il più clamoroso esempio di struttura fissa della storia del cinema. Se il nostro Aspirante Autore volesse scrivere una storia per James Bond, dovrebbe fornire un soggetto ben più dettagliato di questo, per impressionare favorevolmente i produttori…
Nel soggetto, quindi, oltre alla sinossi, in soldini la trama, forniremo altri particolari: caratteristiche e psicologie dei personaggi, spunti di interesse, situazioni, descrizioni di massima degli ambienti dove si svolge la vicenda. Si può arrivare anche ad accennare qualche dialogo, se lo si ritiene fondamentale per la trama.
“Nella Los Angeles del 2017, inquinata, tetra, colorata solo di luci artificiali, un detective male in arnese, Harry Deckart, sulla quarantina, dedito più alla bottiglia che al lavoro, viene assoldato per il suo lavoro di un tempo: dare la caccia agli androidi. In questo futuro, infatti, gli uomini hanno creato degli androidi che replicano perfettamente gli esseri umani. Quasi perfettamente….”
Questo può essere l’ipotetico inizio del soggetto di un film di fantascienza. Per quanto si suggerisca di scrivere dei soggetti in modo molto asciutto, freddo, un po’ di enfasi in alcuni passaggi può risultare convincente. Si è dato comunque uno scenario, un’atmosfera, un personaggio principale, una missione: la storia ha avuto inizio!
Il compito del soggetto è quindi di evocare, quello della sceneggiatura di descrivere.
Questo è vero nella maggior parte delle produzioni, ciò non toglie che alcuni autori riescano a trasformare anche una sceneggiatura in una lettura avvincente, ma di questo parleremo in seguito.
Nel frattempo, riempite le 5/6 cartelle della Sua storia, il nostro Aspirante Autore sarà arrivato al finale: ammettendo che abbia avuto la folgorazione di un monologo dove l’androide “cattivo”, prima di morire, declama così”Ho visto cose che voi umani non immaginate neppure…”, allora sarà Suo preciso dovere inserirlo nel soggetto. Potrebbe essere la carta vincente che convince il produttore a realizzare il film…
TO BE CONTINUED
* la prima immagine è tratta da un'opera di Lucas Aguirre |