In risposta al quesito di Missio sull’uso del nero, ho pensato di compilare un breve video che illustra una delle possibilità offerte dall’uso di questa tecnica. Come ho detto, il nero, è una scelta piuttosto azzardata che non piace molto ai registi perché spiazza lo spettatore mettendolo a disagio. E’ una tecnica che va usata con molta attenzione e dopo un’attenta pianificazione; nel caso di un film deve essere sempre giustificata e non fine a sé stessa.
Cito un paio di esempi: nel recente “Equilibrium” di Kurt Wimmer c’è un lunghissimo nero accompagnato dall’assenza di “suono”. E’ una scelta molto rischiosa perché per un lungo momento non si ha la percezione di cosa sta succedendo. Un poliziotto irrompe in una stanza piena di terroristi e si ritrova al buio… Silenzio.
In pochi secondi lo spettatore comincia a chiedersi se per caso si è rotta la pellicola, o se la scena successiva si aprirà con un salto temporale da qualche altra parte; ma non succede nulla. Con una calibratissima scelta di tempi, nel momento in cui il disagio comincia a salire nello spettatore, ecco che si sentono delle voci che ci fanno capire che siamo ancora in quella stanza. Le voci sono sussurri, alcuni uomini parlano tra loro: “lo vedi?” “E’ ancora qui?”. Nello spettatore aumenta il disagio ma anche l’inquietudine, perché lo schermo continua a rimanere nero? Ecco che si scatena una sparatoria vista attraverso la luce stroboscopica (flash intermittenti) provocata dalle fiammate delle armi. Un secondo esempio appartiene ad un film del 1986 di Walter Hill: “Streets Of Fire” (Strade di fuoco) una sorta di musical violento e surreale. All’inizio, la musica scandisce il ritmo per mostrare la vita notturna di questa città. Sulle sospensioni musicali vengono sincronizzati dei “Neri” che spezzano la sequenza visiva in modo ritmico. E’ evidentemente una scelta stilistica ma non per questo ingiustificata. Il regista in questo modo, riesce infatti a trasmettere l’alienazione della vita notturna che si prepara a vivere di balli e concerti rock. Questa sequenza prepara lo spettatore a ciò che si scatenerà di lì a poco.
Tornando alla nostra clip, visto il tema e la durata, ho deciso che tre stacchi al nero erano più che sufficienti (un quarto sarebbe stato di troppo) e andavano distribuiti con attenzione. Il tema è la sensualità di una sposa, la musica comincia senza introduzioni (solo un breve rumore di marea) Per introdurre il filmato vero e proprio ho deciso di utilizzare due fotografie; la prima, poco comprensibile avverte lo spettatore che è cominciato qualcosa, la seconda, con lo sguardo intenso di una sposa, introduce il tema. Tra le due foto il primo stacco al nero calibrato sulla sospensione naturale del ritmo musicale. (per aumentare l’effetto: fade out al nero e breve fade in della seconda foto) Il secondo stacco al nero, inizia con un fade out più lungo, leggermente in anticipo sulla sospensione perché questo, introdurrà il filmato vero e proprio, quindi diamo un segnale di cambiamento. Il terzo stacco al nero avviene a video inoltrato quando suggeriamo un cambio di prospettiva sia fotografica che narrativa. Dopo la sequenza di sguardi rubati e sorrisi sensuali, lo stacco al nero è seguito da un’apertura che esce dalla macchina fotografica per presentare la sposa nella sua interezza e nel momento in cui si prepara a vivere la nuova avventura. L’apertura dalla macchina fotografica suggerisce quindi un cambio sia prospettico che emotivo e lo stacco al nero sottolinea quindi il cambiamento di registro nel film sfruttando sempre una sospensione musicale. Le prime sequenze a figura intera e in mezzo piano rafforzano la sensazione del cambiamento.