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La direzione di proiezione
Come abbiamo visto, nel montare un dialogo dobbiamo sempre essere ben coscienti della direzione di proiezione, la direzione di proiezione non è solamente la direzione verso la quale si muove un soggetto in campo, ma essa è anche, ad esempio, la direzione dello sguardo di un soggetto. Nel montaggio di un dialogo a due è molto facile tenere le redini della direzione di proiezione.
La regola dei 180°
Per garantire che tutte le nostre inquadrature rispettino una direzione di proiezione corretta, quello che possiamo fare è tracciare una sorta di “confine immaginario” basato sulla direzione dello sguardo dei nostri due soggetti e utilizzare solo le inquadrature prese dallo stesso lato dell’asse. Questo in quanto una inquadratura realizzata dall’altro lato dell’asse mostrerà il soggetto sul lato opposto del quadro rispetto a quello che lo spettatore si aspetta, lo indurrà dunque ad ipotizzare che i soggetti si siano scambiati di posto. Come tutte le regole anche la regola dei 180° può essere violata, a patto che il nostro intento sia espressamente quello di disorientare lo spettatore.
A volte può capitare che nel bel mezzo di una sequenza necessitiamo di spostarci dal lato opposto dell’asse rispetto a quello nel quale ci troviamo, come possiamo far fronte a questa esigenza senza sovvertire apertamente la regola dei 180°? La soluzione più semplice è quella di utilizzare una inquadratura che si trova esattamente sulla linea, per poi passare con l’immagine successiva al lato opposto. Altra soluzione è quella di utilizzare una inquadratura di movimento che attraversi l’asse, dopo la quale potremo utilizzare la copertura dell’altro lato dell’asse.

Trasgredire la direzione di proiezione
Ovviamente nulla impedisce di trasgredire intenzionalmente la regola della direzione di proiezione, ad esempio se si vuole mostrare un conflitto tra i due interlocutori è possibile far conversare i 2 soggetti in modo che entrambi guardino dalla parte opposta rispetto a quella in cui si trova il rispettivo interlocutore. Questa modalità è però estremamente complessa da realizzarsi, in quanto in una sequenza montata in questo modo l’alternanza di inquadrature tra soggetti che guardano nella direzione opposta rispetto a dove si trova il loro interlocutore può dare l’impressione che i soggetti stiano uno di fronte all’altro. Questo è strettamente legato al modo nel quale viene percepita la composizione dell’inquadratura dal pubblico, ovvero se le inquadrature sono strutturate lasciando uno spazio di respiro intorno al volto, nello specifico davanti al naso, allora le persone sembreranno guardarsi a vicenda; se invece questo spazio è limitato, allora le inquadrature alternate daranno l’impressione che i soggetti guardino dal lato opposto dell’interlocutore.
Destra o sinistra? Una scelta psicologica
La direzione di proiezione, sia essa determinata da un movimento o semplicemente da uno sguardo, è sempre un movimento da destra verso sinistra o da sinistra verso destra. La scelta di un movimento o dell’altro non deve essere casuale. L’effetto psicologico di un movimento da destra a sinistra è ben diverso dall’effetto psicologico prodotto sullo spettatore dal movimento opposto.
Questo trae origine dalla scrittura occidentale che è una scrittura da sinistra verso destra, ne deriva che siamo indotti a leggere le immagini nel medesimo modo, un po’ come se ciò che è a sinistra precedesse ciò che è a destra, quindi noi leggiamo (vediamo) ciò che è a sinistra come la causa di quanto vediamo a destra.
In che modo possiamo utilizzare questa importantissima risorsa al fine della nostra comunicazione audiovisiva? Semplice, se vogliamo mostrare un qualche cosa che è in armonia con il nostro racconto, con il procedere della storia, con lo sviluppo temporale del nostro racconto, allora useremo il movimento da sinistra a destra. Se invece quello che vogliamo mostrare è un elemento di disturbo, un qualche cosa capace di creare un conflitto, di interrompere il flusso narrativo, allora procediamo in direzione inversa.
Inquadrature contigue
Quando intercaliamo due inquadrature in una scena di dialogo è buona norma che le due inquadrature che useremo rispettino alcuni parametri di lunghezza focale e dimensione del quadro.
Vale a dire che le nostre due inquadrature devono corrispondersi. In un dialogo, intercalando un primo piano con un campo medio otterremo un effetto innaturale, che rompe il flusso del racconto e non permette allo spettatore di immedesimarsi in esso, è quindi vivamente sconsigliabile. Sempre ammesso che non sai questo il risultato al quale miriamo.
Dialogo a tre
Abbiamo visto che rispettare la direzione di proiezione in un dialogo a due è abbastanza semplice, le cose si complicano notevolmente quando ci troviamo a dover mantenere la direzione di proiezione in un dialogo a tre o di gruppo e individuare quello che abbiamo definito come “confine immaginario” risulta in questo caso assai complicato. Giacché nel dialogo a tre gli sguardi dei soggetti si incrociano e si mescolano più volte risulta un po’ più complesso rimanere sempre sullo stesso lato dell’asse. Per uscire da questa difficile situazione una cosa che possiamo fare è quella di individuare lo “sguardo chiave”, ovvero lo sguardo del personaggio dominante, a questo punto seguiremo questo sguardo considerando la sua direzione come l’asse di riferimento, questo finché la direzione di sguardo non cambia.
Il dialogo a tre presenta altre difficoltà alle quali dobbiamo stare attenti. Difficoltà indipendenti dalla regola dell’asse, infatti anche non violando la regola dell’asse possiamo incorrere nell’errore di spostare un personaggio all’interno del quadro. Questo può avvenire molto semplicemente montando in modo errato inquadrature a due.


Per risolvere questo problema possiamo montare la sequenza introducendo dei particolari, un primo piano o un campo più largo tra le due inquadrature.
Le immagini tratte dal film "Gangs of New York" di Martin Scorsese (2002), presenti in questo articolo, sono utilizzate esclusivamente a scopo didattico.
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