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In questo caso il soggetto occupa in altezza da un terzo a metà dell’altezza dell’inquadratura. È una inquadratura fondamentalmente d’ambiente. Con il campo medio l’attenzione dello spettatore si sposta dai personaggi all’ambiente in cui essi si trovano. Le emozioni dei soggetti umani, infatti, non sono più il centro di interesse, centro dell’interesse possono però essere le loro azioni.

Come possiamo facilmente vedere, adesso il soggetto umano è talmente piccolo rispetto alle dimensioni del quadro, che è l’ambiente, nella sua interezza a passare in “primo piano”. Non siamo più in grado di scorgere l’espressioni facciali e l’emotività del personaggio, ma la sua interiorità passa a noi esclusivamente attraverso la sua gestualità. Si tratta di un campo spesso usato per aprire una scena o per introdurne una nuova.

È una inquadratura che racchiude un’area molto vasta. Consente di mostrare il soggetto e il suo ambiente, o l’ambiente e basta nel caso questo sia lo stesso soggetto.
Angolo di ripresa
È questo un secondo modo per catalogare le nostre inquadrature. Parleremo di angolo di ripresa in relazione ad una posizione convenzionale assunta dalla MdP che la colloca pressappoco all’altezza dell’occhio umano.
La scelta dell’angolo di ripresa è un modo molto diretto per guidare l’opinione e la reazione emotiva del pubblico. Un modo per portare il pubblico alla comprensione dei ruoli e delle relazioni di forza tra i vari soggetti coinvolti in una azione.

La MdP è posta sopra al soggetto inquadrato ed è diretta verso il basso. Questa posizione della MdP può essere assunta in relazione ad una qualsiasi delle tipologie di inquadrature prima classificate. Applicata ad un campo largo è spesso utilizzata per esprimere uno sguardo onnisciente, oppure per mostrare con chiarezza il movimento dei personaggi nell’ambiente. Applicata ad un primo o primissimo piano, questa angolazione è spesso utilizzata per conferire al soggetto debolezza e metterlo in una posizione di inferiorità. E’ l’angolazione quasi sempre usata per inquadrare i bambini, risponde infatti al nostro guardare quotidiano: i bambini sono di fatto più bassi degli adulti.
È interessante osservare come questa modalità di inquadrare i bambini possa essere sovvertita per dare un particolare rilievo psicologico al personaggio. Vediamo infatti nei due esempi sottostanti come nel primo caso il bambino sia effettivamente inquadrato dall’alto; è il momento in cui egli ha scoperto il corpo morto del proprio padre ed è trattenuto a forza dagli aguzzini di questo. Naturale dunque che egli sia in una posizione di inferiorità, l’inquadratura dall’alto pienamente si addice alla situazione psicologica che il piccolo sta vivendo. Poco dopo il bambino troverà la forza per ribellarsi agli aguzzini del padre e, malgrado questi siano di fatto più alti di lui, la ripresa è questa volta effettuata con una angolazione dal basso e questo al fine di caricare ed esaltare la forza e la rabbia del soggetto. In entrambi questi 2 casi la posizione della camera è di pochissimo alta o bassa rispetto alla posizione orizzontale, ma quanto basta per caricare espressivamente l’inquadratura.



In questo caso la posizione della MdP è opposta rispetto alla precedente. Ne deriva che anche il suo impatto emotivo sullo spettatore è opposto rispetto al precedente: l’angolo basso è spesso utilizzato per far emergere la “forza” di un soggetto, il suo essere predominante. L’inquadratura ad angolo basso se associata ad un primo piano tende ad accentuare la sensazione di dinamismo. Nel caso specifico riportato, l’angolo basso si sposa con un angolo olandese. L’angolo olandese, che si ottiene con una inquadratura in cui l’orizzonte è inclinato, viene spesso usato per comunicare tensione ed ansia. Nel caso sopraccitato come si può vedere l’angolo è appena pronunciato.
Da tenere presente che spesso nel classico gioco di campo/controcampo tra due soggetti che dialogano, angolo alto e angolo basso vengono utilizzati non tanto per enfatizzare la posizione di superiorità di un soggetto rispetto al suo interlocutore, quanto per riflettere due differenti prospettive di sguardo, questo nel caso i due soggetti abbiano di fatto due altezze differenti, situazione che sovente si verifica nei dialoghi a due tra uomo e donna.
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