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L'arte della titolazione Translate in English Stampa E-mail
di Paperinik   
mercoledì 20 settembre 2006
Se, come si dice, “il buon giorno si vede dal mattino”, guardando i titoli di testa di molti film si capisce come questa frase sia molto di più che un semplice proverbio.
Creare una sequenza iniziale di titoli è sicuramente un ottimo biglietto da visita per lo spettatore che si accinge a guardare una pellicola o un telefilm. Questo a Hollywood e dintorni lo hanno capito da tempo.
Si nota negli ultimi anni un’attenzione alle volte maniacale alla realizzazione di buoni titoli di testa, quasi fosse una gara fra Title Designers a realizzarne sempre di più sorprendenti, originali e spettacolari. L’evoluzione dei titoli è stata tale che si è passati negli anni dalla semplice presentazione degli interpreti e realizzatori di un film, coadiuvata magari da qualche animazione, a veri e propri cortometraggi che preparano lo spettatore alla storia che sarebbe andato a seguire.
 Tra quelli datati si ricordano le animazioni della serie La Pantera Rosa , cartoons a tutti gli effetti che interagivano con il testo dei titoli, realizzazione di Richard Williams curatore di animazioni come “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. Il padre storico di tutti i titoli di testa è senza dubbio Saul Bass. Il suo stile non è mai stato esplosivo ma, al contrario, ha sempre cercato la misura nelle sue realizzazioni. Classe 1920 iniziò ad affermarsi come Title Designer negli anni ’50. La sua filmografia in fatto di titoli è lunghissima come lunga è stata la sua collaborazione con Hitchcock e Scorsese, i suoi più famosi furono Vertigo , Intrigo Internazionale, Psycho , La Guerra dei Roses, Alien, Quei Bravi Ragazzi, Cape Fear, L’Età dell’Innocenza.
Molto apprezzate sono state le animazioni dei titoli del recente Prova a Prendermi , in puro stile Saul Bass, realizzate dal duo Olivier Kuntzel e Florence Deygas.

 


Oggi avere dei buoni titoli è diventato quasi indispensabile ma buoni titoli non vuol dire invadenti e disturbanti anzi, è vero il contrario. I migliori titoli sono sempre quelli che si fondono con la storia, gli ambienti e le atmosfere del film.
 Basti ricordare i titoli di testa di Se7en o Mimic del bravissimo Kyle Cooper che, per quanto semplici come realizzazione hanno il pregio di avere una buona idea di base e si amalgamano alla perfezione con le immagini sottostanti. Titoli più complessi ma sempre visivamente accattivanti quelli di Sfera , DareDevil o L’Isola del Dr. Moreau , sempre dello stesso autore.
Quindi ecco la condizione fondamentale per la buona riuscita del titolo: avere sempre ben presente cosa ci sarà sotto di esso, se un semplice schermo nero oppure dei close ups o magari dei paesaggi e spazi aperti, se ci saranno personaggi in movimento o se saranno delle semplici fotografie. Diciamo quindi che prima di studiare come realizzare un titolo di testa è fondamentale sapere cosa ci metteremo sullo sfondo. In casi particolari si nota addirittura l’interazione con lo sfondo, come un testo che segue un oggetto (tracking) o che fa parte di quell’oggetto (displacement). L’esempio più immediato è Panic Room dove i titoli sono degli oggetti 3D che si integrano con le inquadrature dei grattacieli, come se facessero parte delle strutture edili. In altri casi si sono visti titoli scritti su di una lavagna o un quaderno, su di un vetro appannato o come graffiti in un muro, un caso tipico sono i titoli del film Delicatessen ma la lista potrebbe continuare

 Le varianti possono essere molteplici come può essere vario l’uso che se ne fa dei titoli di testa. In alcuni casi non sono più un costo fisso da pagare agli artisti e realizzatori che hanno lavorato al film ma fanno parte integrante della storia, possono infatti rivelare particolari che saranno utili alla comprensione o addirittura anticipare gli eventi: il mostrare fotografie del protagonista adulto, in un film che ne ripercorre la storia dall’infanzia, è un modo elegante per anticipare gli eventi che seguiranno e preparare lo spettatore senza svelare troppo.
Ci sono poi casi ancora più particolari di non veri e propri titoli di testa nel senso classico del termine, come Matrix , il cui stile ha fatto tendenza ed è possibile rivederlo in pubblicità, promo o videoclips musicali. Altro caso anomalo è Snatch dove i titoli di testa si concludono con la presentazione dei personaggi del film in uno stile fumettistico, anche questi fonte d’ispirazione per i professionisti del settore.


  Gattaca (1997)

di Andrew Niccol. Titoli di Michael Riley


I titolo iniziali di questo film sono sobri, semplici ed allo steso tempo affascinanti. Le immagini sottostanti sono inizialmente dei close ups su cose ed oggetti non immediatamente comprensibili, si capisce solo dopo un po’ che si tratta di unghie, capelli e scaglie di pelle. Questo è uno di quei casi in cui i titoli sono sopra un filmato che mostra un aspetto che risulterà fondamentale per la storia. Dà allo spettatore delle informazioni visive che solo a circa un terzo del film risulteranno comprensibili.

Il colore dominante nella prima parte è l’azzurro e quindi giustamente l’autore ha scelto un testo bianco, colore che ben si adatterà anche più avanti nel momento in cui la scena assumerà un colore per lo più ambrato.
Le particolarità di questi titoli sono principalmente due: la prima è che tutte le lettere che fanno parte della parola GATTACA hanno un font diverso rispetto alle altre, la seconda è la transizione sfumata che in ingresso interessa le lettere non facenti parte del titolo del film mentre in uscita interessa tutte le lettere senza distinzione. Questo fa sì che si abbia un effetto di apparizione leggermente anticipato delle lettere G-A-T-T-A-C-A presenti nei testi e nei nomi.
Può sembrare un effetto banale oggi ma bisogna ricordare che il film è del 1997 e le transizioni sfumate non erano ancora diventate “di moda”. Non erano molti i titoli dell’epoca a presentare questo tipo d’effetto, oggi utilizzatissimo. Di seguito trovate il link al tutorial per realizzare proprio questa titolazione.
 
 
 

LE IMMAGINI MOSTRATE IN QUESTO ARTICOLO SONO UTILIZZATE ESCLUSIVAMENTE A SCOPO DIDATTICO.