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La sincronizzazione Translate in English Stampa E-mail
di Music Band   
giovedě 13 aprile 2006

LA SINCRONIZZAZIONE


Una parola che sentiamo spesso su clipscorner, e che sempre più spesso viene utilizzata nella realizzazione dei nostri video; ma di che cosa parliamo esattamente? Ci riferiamo in questo caso ad una tecnica cinematografica che trova le sue origini con la scoperta del "sonoro".
 

 
 Oggi siamo abituati ad utilizzare videocamere munite di microfono che, assieme alle immagini, catturano anche l'audio in presa diretta, e di conseguenza non ci preoccupiamo troppo; ma nel cinema, da quando si è cominciato a lavorare con l'audio, esso è sempre stato registrato su supporti prima magnetici e poi digitali, per essere accoppiato alle immagini in un secondo momento, durante la postproduzione.
 
 


 
L'etimologia della parola "sincronizzazione" deriva dal Greco "sin" (insieme) e "cronos" (tempo); quindi: allo stesso tempo, nello stesso momento. Identifica quella tecnica che permette di dare coerenza ad una traccia audio in cui ascoltiamo il dialogo di una persona, e le immagini in cui vediamo il movimento labiale della persona stessa. La sincronizzazione audio/video appunto.
L'importanza di questa tecnica trasformatasi in un'arte, la vediamo non solo nella sincronizzazione del labiale ma anche in tutto il paesaggio sonoro che compone un film; dai rumori di fondo alla musica. Non dobbiamo dimenticare infatti (ce lo insegna il cinema muto) che "l'immagine" non è solo "informazione"; un'immagine deve trasmettere atmosfera, significato, tono, e sottotesto anche senza dialogo o suono. Per questo motivo l'audio viene "costruito" successivamente, e ovviamente non è meno importante. I tecnici responsabili del suono si chiamano infatti: "sound designer", veri pittori del paesaggio sonoro.
Ora si sta diffondendo la moda di montare le immagini a tempo di musica facendo cadere gli stacchi di immagine sui "beat" delle battute musicali. Oltre che abusata, questa tecnica sta diventando piuttosto "pacchiana" perchè se è vero che un sync ritmico è efficate per sottolineare alcuni passaggi del percorso narrativo, è altrettanto vero che, usato senza cognizione, senza tenere cioè nel giusto conto la coerenza narrativa della sequenza di immagini, si riduce ad un mero esercizio tecnico privo di qualsiasi comprensione audiovisiva. Purtroppo l'attuale cultura televisiva e alcuni cineasti di nuova generazione sono alla continua ricerca della scelta stilistica che non tiene conto di alcuna regola di coerenza o di un puro percorso artistico.
Come se ci ritrovassimo a leggere un romanzo dove lo scrittore abbandona le regole della grammatica e quindi, invece di utilizzare la bellezza e la complessità del linguaggio per esprimere concetti e suscitare emozioni, si affidasse all'uso degli smile e buttasse a mare il corretto uso della lingua cominciando ad usare il "Ke" al posto del "Che" e via dicendo.
E' sempre meglio imparare dai maestri, come si può infatti sviluppare una nuova tecnica o un nuovo stile senza conoscere le basi? Come è possibile infrangere le regole senza conoscerle? Quindi senza capire come e perchè una regola può essere infranta?
Parlando di sincronizzazione audio/video, gli auterovoli esempi cinematografici sono tanti; ma ci soffermiamo su di una sequenza storica, in cui la narrazione attraverso l'immagine e il suono, rappresenta una vera lezione di Sync audio, e insieme, una grande lezione di narrazione cinematografica. Parliamo del film: "I cavalieri dalle lunghe ombre" (The long riders - 1974 - di Walter Hill), la sequenza in questione è quella relativa all'ultima rapina in banca, quando alla banda di Jesse James viene teso un agguato. Si tratta di circa 12 minuti di dove il rallenty assume il ruolo di narratore. La dilatazione del tempo ci fa entrare nell'emozione dei personaggi e il "suono" diventa il veicolo che ci permette di vivere in prima persona l'esperienza; ascoltiamo i respiri affannosi, sentiamo i proiettili uscire dall'arma; senza vederli ne seguiamo la traiettoria con l'udito chiedendoci dove impatteranno. Respiriamo l'angoscia in una delle più strepitose sequenze che il cinema ci ha regalato. Dove la sincronizzazione tra l'audio e l'immagine raggiungono la fusione più efficace. Da vedere assolutamente per chiunque voglia approfondire l'uso dell'audio e dell'inquadratura come veicolo narrativo.