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Ma quali sono le differenze formali tra uno script per il cinema e uno per i fumetti? Vediamone alcune tra quelle principali.

SCENE E INQUADRATURE
Le diciture “Esterno giorno” “Notte” vengono rese
dal disegnatore dosando le ombre con la china nel modo corretto. I
termini “Primo piano, “campo lungo” e “piano americano” hanno lo stesso
significato ne cinema e nel fumetto. Questo ci spiega perché moltissimi
registi utilizzano una storyboard per pianificare le riprese: in questo
modo le scene sono già visualizzate, spesso persino secondo il corretto
punto di vista. Il regista non fa altro che aggiungere il movimento
della macchina da presa.
MOVIMENTO
La differenza principale è questa: la resa del movimento. Nel
fumetto non possiamo scrivere “L’avvocato si gira verso la giuria e
punta il dito” ma scriveremo “l’avvocato è girato verso la giuria col
dito puntato”. L’eventuale movimento nei fumetti è limitato e sempre un
artificio (linee di velocità in stile giapponese, disegni in sequenza
che imitano i frames del cinema, ecc).
EFFETTI SONORI
Dove il cinema usa gli effetti sonori reali, il fumetto fa uso delle onomatopee. Un “DRIIN” sostituisce il suono del trillo del telefono.
COMBINAZIONI DI MOVIMENTI
In una sola scena, in una sceneggiatura cinematografica, possono avvenire più azioni. Nel fumetto questo è impossibile, quindi bisogna fare attenzione. Nel cinema si può dire “Il padre beve il caffè, girandosi per annuire verso la moglie” mentre nel fumetto sono fasi distinte.

SPERIMENTAZIONI
Come nel cinema, nei fumetti è stato sperimentato di tutto. Molti Autori hanno voluto esplorare tutte le possibilità del mezzo, fornendoci, come nel cinema, tutte le possibilità di espressione che esulassero dai canoni finora enunciati. Così, come David Fincher ama “bucare” le pareti facendo passare l’occhio dello spettatore attraverso le serrature delle porte (cfr. “Panic Room”) così autori come Frank Miller, Guido Crepax e centinaia di altri hanno studiato sistemi diversi di scansione della tavola, di impostazione della sequenza, per stravolgere quelle che sono le regole di base della realizzazione di un fumetto canonico, portando il mezzo ad altissimi livelli espressivi.
DISSOLVENZE
Nel fumetto le dissolvenze non esistono, se non come particolari ed estemporanee soluzioni stilistiche.
STACCHI
Le didascalie sono abitualmente deputate a sottolineare gli stacchi e gli attacchi. Ad es. la didascalia “Più tardi…” può fare le veci di una "fade to black" cinematografica. Nel fumetto moderno sono molto frequenti anche gli stacchi netti.
TERMINI COMUNI E NON
Alcuni termini particolari vengono usati allo stesso modo nel cinema e nel fumetto: “Silhouette” rappresenta la stessa cosa, mentre il termine “Scontornato” non esiste nel cinema, e indica nel fumetto una vignetta senza la gabbia; allo stesso modo, come detto, le parole “Carrello” e “Dolly” non hanno alcun significato nel fumetto.
LINGUAGGIO PARLATO
Nel cinema viene privilegiato generalmente il linguaggio corrente, discorsivo, mentre nel fumetto i dialoghi sono piuttosto diversi. La differenza è intuitiva: nello scrivere una sceneggiatura per il cinema cerchiamo di far esprimere i personaggi con un linguaggio che non risulta artificioso, ma simile a quello che utilizziamo tutti i giorni, magari con qualche strafalcione linguistico. Il fumetto è in questo caso più simile alla letteratura, perché la parola deve essere letta e non ascoltata. Quindi, si privilegia un certo lirismo, e ci si può permettere di usare espressioni che non troverebbero posto al cinema. Se un personaggio in un film avesse come intercalare l’espressione “Giuda Ballerino!” non sarebbe molto credibile… miracolosamente, sui fumetti funziona.
Bene, spero che questa lettura vi abbia soddisfatti, e perché no, vi abbia fatto venire voglia di rileggere i vostri vecchi fumetti, cercando magari di immaginare come possano trasformarsi in un bel film…
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