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La regia dei programmi TV Translate in English Stampa E-mail
di Fata   
martedì 13 maggio 2008

I Talk Show

 


Introduzione
C’era una volta la Regia Televisiva. I grandi varietà, i grandi sceneggiati, i reportage e i programmi di approfondimento culturale e sociale degli albori della nostra Televisione non erano associati solo ai nomi di famosi personaggi dello spettacolo, dell’arte e dell’informazione come Mina, Walter Chiari, Raffaella Carrà, Corrado, Mike Buongiorno, Pippo Baudo, Delia Scala, Vianello-Mondaini-Tognazzi, Il Quartetto Cetra, Sergio Zavoli, Enzo Biagi, etc... ma anche a nomi come Terzoli, Vaime, Jurgens, Amurri, Verde, per citare solo alcuni dei grandi autori indimenticabili e, infine, a nomi quali Romolo Siena, Enzo Trapani, Antonello Falqui, Anton Giulio Majano, Ugo Gregoretti e molti altri, registi che hanno dato un’impronta e uno stile personali contribuendo al successo di tanti programmi.


 

Ma oggi ha ancora senso parlare di regia televisiva? Chi si ricorda il nome dei registi di “SuperQuark”, del “Festival di Sanremo”, di “Unomattina”, di “Porta a Porta”, di “Paperissima”, di “Report”, solo per citare alcuni dei programmi televisivi più seguiti? Oggi la TV è ostaggio di quiz e di talk show, di format acquistati prevalentemente negli Stati Uniti, ridisegnati solo leggermente e adattati al nostro pubblico nazionale. Regista e autori TV contano poco, da personaggi creativi sono diventati meri tecnici, esecutori. E tuttavia, gli stili, seppur nell’anonimato, esistono ancora e soprattutto, esistono le regole. Ogni tipologia di programma televisivo vuole le sue regole di base, regole che determinano il linguaggio proprio della comunicazione relativa a quel tipo di programma. La regia di un talk show sarà diversa da quella di un varietà o di un programma sportivo etc... Analizzeremo in questo articolo alcune trasmissioni del genere talk show, come detto, il genere più diffuso nella televisione odierna.

 

 

Le origini

Talk show significa, letteralmente, “spettacolo della parola”. La parola è l’attore principale. La parola di chi? Di tutti: persone comuni, VIP, politici, tutti. E le parole veicolano informazioni, storie, emozioni, sentimenti.

Il talk show nasce in USA negli anni ’50, quando alcuni dei conduttori radiofonici più famosi, migrarono verso la televisione. David Letterman, Jay Leno, Oprah Winfrey hanno legato i loro nomi ai talk show più famosi e seguiti negli Stati Uniti d’America, mentre in Italia vengono subito in mente il “Maurizio Costanzo Show”, “Tappeto Volante” di Luciano Rispoli, “Harem” di Catherine Spaak. Si deve a Maurizio Costanzo, in effetti, la responsabilità di aver portato nella nostra TV questo tipo di programma alla fine degli anni ’70, “Bontà Loro”, “Acquario”. Nel tempo, la formula classica del talk show si è, diciamo così, evoluta, inglobando contaminazioni da altre tipologie di programmi (musicali, teatrali). A seconda dei temi si possono configurare talk show politici, sociali, di sport, religione e di costume. Ci sono talk show che si occupano prevalentemente di un solo tema, altri che spaziano fra tanti. Il successo di questo tipo di programma è dovuto al fatto che stimola la curiosità del telespettatore riguardo alla vita privata di persone conosciute (spesso messe a nudo più o meno simpaticamente dal conduttore) ma soprattutto alla curiosità morbosa per fatti di vita drammatici o lieti accaduti a persone comuni, in cui ci si riconosce e che si sentono vicine.

Di per sé, come vedremo, le regole basilari di regia di un talk show sono semplici e seguite abbastanza fedelmente da tutti i registi che ci lavorano anche se questi programmi sono molto diversi tra loro. Tuttavia, c’è spazio per la personalizzazione.

 

 

Caratteristiche generali

1. Il set. Il talk show è un programma “da studio”. Lo studio televisivo in cui si ambienta un talk show richiama prevalentemente il salotto di casa nostra. Spesso ci sono poltroncine o divani, su cui siedono gli ospiti. Le persone sono disposte vicine, fianco a fianco o di fronte, come se fossero al tavolo della cucina, un ambiente familiare, non formale. La scenografia può essere in stile tecno, moderna, luci e colori freddi, con la presenza di vidiwall o barchi, schermi video in cui sono rappresentate immagini relative al tema trattato o semplicemente sfondi mobili, per dare profondità e movimento, oppure classica, calda, con tappeti e mobili di legno.

2. Il padrone di casa. Il ruolo del conduttore, la sua personalità, sono fondamentali. E’ lui che dà il ritmo, che dà i tempi, che conduce la narrazione, che stimola la risposta del pubblico, che incalza l’ospite, lo rassicura o lo pungola.

3. L’ospite. Può essere uno, possono essere molti insieme, in ogni caso rappresenta l’anima del talk show.

4. Il pubblico. Una tendenza moderna è quella di ospitare un pubblico in studio. Spesso è solo di rappresentanza, ascolta ma non partecipa. A volte, come nel “Maurizio Costanzo Show”, interviene. A volte, in mezzo al pubblico sono posti degli ospiti marginali che debitamente sollecitati, a un certo punto della trasmissione, intervengono (“Porta a Porta”, “L’Infedele”, “Anno Zero”...). La presenza del pubblico avvicina il telespettatore alla trasmissione, i piani d’ascolto che la regia, di tanto in tanto, mostra, fanno sentire il telespettatore a casa più partecipe, quasi presente in studio.

5. L’effetto “diretta”. Quasi tutti i talk show sono registrati ma la riduzione all’osso di effetti di editing preserva una resa realistica di diretta che sottolinea la spontaneità dell’evento al quale si sta assistendo. Il regista televisivo che opera in studio, nel momento in cui incomincia la registrazione (o la diretta) del programma sarà concentrato sull’assecondare il ritmo degli eventi che si stanno svolgendo, e con le sue indicazioni al tecnico del mixer video (che “stacca” le camere praticamente) effettuerà un vero e proprio montaggio in tempo reale.

La madre di tutte le trasmissioni talk show italiane è il “Maurizio Costanzo Show”, regia di Paolo Pietrangeli, che ancora oggi, a periodi (dal lontano 1983), va in onda sulle reti Mediaset, ed è rimasto fondamentalmente immutato nel tempo. Il programma è registrato in un teatro. La struttura è corale, c’è un palcoscenico in cui prendono posto frontalmente rispetto alla platea, gli ospiti della serata, seduti su poltroncine e il conduttore si muove dietro o di fianco a loro, raggiungendoli di volta in volta, per dare singolarmente più spazio alla loro storia ma sono graditi gli interventi di tutti gli ospiti in ogni momento. Ci sono due telecamere ai lati estremi del teatro che inquadrano i primi piani o i campi stretti degli ospiti della parte opposta del palco, una telecamera centrale in platea per i totali, una camera a spalla che offre delle inquadrature “speciali”, più coreografiche, più immediate sia degli ospiti che del pubblico. Gli stacchi sono eseguiti con tempismo: si inquadra chi parla, si segue “l’azione”, difficilmente si stacca su piani d’ascolto degli ospiti, più spesso si rilevano le espressioni del pubblico in sala che assiste e che può anche intervenire. Tutti ricordiamo alcuni siparietti divertenti di Costanzo, quando, nel bel mezzo dell’intervento di uno dei sui ospiti, si rivolge verso la platea e segnala qualcuno che si sta spostando, offrendolo al pubblico ludibrio. In questo caso, il regista è pronto a lasciare colui che stava parlando sul palcoscenico e a inquadrare fra il pubblico la persona indicata da Costanzo. Questo perché il telespettatore deve poter seguire tutto quello che succede. Se si rende conto che sta succedendo qualcosa, che qualcuno parla, se c’è un rumore etc… e la regia non glielo fa vedere, avverte un fastidio. Questa è una regola molto importante e in fase di approntamento dello studio, di concertazione della scaletta della puntata, la regia dovrà piazzare le camere in modo tale da poterle indirizzare prontamente su vari eventi che si potrebbero susseguire.

Un altro talk show famoso di RaiUno, è “Porta a Porta”, regia di Marco Aleotti. Il programma spazia tra vari temi, dalla politica al costume. Il set è uno studio televisivo con la presenza di pubblico che può anche intervenire se sollecitato (di solito questi interventi si concordano prima di iniziare la registrazione). Anche qui c’è un conduttore al centro dello studio e su due ali di poltroncine si accomodano gli ospiti della puntata. In genere, un paio li troviamo già seduti all’inizio del programma, all’ingresso del conduttore, gli altri entrano man mano da una porta costruita nella scenografia durante il progredire della trasmissione. Come se nel salotto di casa, quei salotti culturali per cui tante donne dell’aristocrazia italiana e internazionale sono divenute famose, fosse aperto a varia umanità che interagisce, scambia pareri, opinioni, esperienze.