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La regia dei programmi TV Translate in English Stampa E-mail
di Fata   
lunedì 12 maggio 2008


Diciamo, quindi, che la regia di questo programma è abbastanza classica, semplice ed essenziale e rispetta le regole di base per un talk show. Si sceglie di comunicare con intimità, di entrare dentro la storia e le emozioni degli ospiti invitati, si tengono inquadrature strette sui personaggi e solo di tanto in tanto si stacca su dei totali, più o meno ampi, per ricordare allo spettatore che si è in uno studio televisivo, riconoscibile da quella particolare scenografia. Il ritmo è serrato, anche perché il conduttore guida l’intervista in modo ritmato, veloce, proponendo domande brevi, interrompendo con considerazioni quando sente che la risposta sta andando troppo per le lunghe, cercando di sollecitare il pubblico alla classica risposta dell’applauso con battute divertenti che alleggeriscono l’atmosfera. Si immagina che il target a cui si rivolge questa trasmissione sia prevalentemente un pubblico giovanile, abituato a ritmi visivi veloci, cresciuto guardando gli spot pubblicitari.

Queste regole di sequenzialità narrativa sono seguite anche da un altro talk show, “Le Invasioni Barbariche”, in onda su La7, condotto da Daria Bignardi, regia di Fabio Calvi. Anche questo programma dà la preferenza all’intervista 1:1 e nello studio c’è una postazione all’uopo, un tavolo che ospita di fronte conduttrice e ospite. Qui le rispettive telecamere che inquadrano l’una e l’altro sono prevalentemente in movimento, su carrello, piani stretti, dimensione intima. Ci sono, poi, dei momenti del programma (che va in onda in prima serata) in cui si ospitano contemporaneamente più persone e per questo ci si sposta in un’altra parte dello studio. La conduttrice rimane in piedi al centro e su sedie poste alla sua destra e alla sua sinistra prendono posto gli ospiti, come succede anche, per esempio, nello studio di “Porta a Porta”. Abbiamo estrapolato da una puntata uno spezzone significativo di un momento relativo ad una intervista 1:1 (anche se gli ospiti sono due, ma la consideriamo una unica entità) per farvi vedere le differenze stilistiche rispetto al programma che abbiamo citato prima, “Che Tempo Che Fa”.


Lo stile è più “cinematografico”. I primi piani sono sempre ripresi da camere in movimento, che carrellano o verso destra o verso sinistra. Anche i totali e campi medi sono in carrellata, tranne uno fisso, centrale, staccato pochissime volte. Il ritmo degli stacchi è molto veloce, più veloce di “Che Tempo Che Fa”, quasi frenetico, a volte (ci sono inquadrature che durano poco più di 1 secondo). Anche qui la dimensione è intima, gli ospiti sono ripresi quasi sempre in primo piano abbastanza stretto. Si presuppone che il target di riferimento preferenziale sia un pubblico giovane e questo ritmo veloce vuole catturare l’attenzione del telespettatore senza mai stancarlo e farlo annoiare, di modo che non cambi canale, intento ricercatissimo da tutte le emittenti, soprattutto per i programmi di prima serata.
Poniamo l’accento sul ritmo perché è un elemento fondamentale della regia televisiva. Il ritmo degli stacchi, oltre al tipo di inquadratura che si sceglie di mostrare in un determinato momento, deve essere funzionale all’azione che si sta mostrando, funzionale al tipo di argomento che si sta trattando, a prescindere dalla collocazione oraria del programma.
“Le Invasioni Barbariche” va in onda in prima serata ed ha un ritmo velocissimo, vuole catturare l’attenzione del telespettatore, i temi, vari, sono trattati in modo moderatamente approfondito, con leggerezza, anche quando si affrontano argomenti più seri.

Diversamente succede in un altro programma di prima serata, un talk show a tema quasi esclusivamente politico-sociale: “Anno Zero” di RaiDue. Il programma è corale, più ospiti insieme che discutono e sono interpellati, di volta in volta, dal conduttore. Si inizia con un editoriale, un’ introduzione all’argomento della puntata da parte di un giornalista ospite “fisso” del cast, poi parte la sigla che è costituita da un filmato che lancia temi/provocazioni che saranno sviluppati nel corso della trasmissione, filmato su cui vanno i titoli di testa. Qui la grammatica è seguita ma il ritmo è molto più blando. Abbiamo preso in considerazione un momento iniziale della trasmissione, i primi 3 minuti e mezzo dopo la sigla di testa.

  

  

  

  

  


Dopo il filmato/sigla la prima inquadratura è su un totale fisso dello studio, in questo caso proveniente da una camera piazzata in alto. Da una situazione quasi di buio, la scena si illumina gradatamente e sugli schermi della scenografia compare una scritta con l’argomento della puntata. Il conduttore presenta subito la prima ospite (vediamo prontamente il suo piano d’ascolto [04]) invitandola ad intervenire facendole una prima domanda. Le inquadrature che riprendono sia conduttore sia ospite che parlano durano parecchi secondi. Sono entrambi primi piani ma quello del conduttore è più largo, quasi un mezzo busto.
Le inquadrature a mezzo busto o a figura intera di una persona creano nello spettatore un distacco naturale, si ascolta solo quello che dice, non si colgono bene le espressioni del volto, quindi le sue parole assumono un carattere di ufficialità. Inoltre, in questo caso il conduttore sta in piedi e anche se non va in giro per lo studio potrebbe aggiustare la sua posizione mentre parla, quindi tenere una inquadratura troppo stretta costringerebbe l’operatore alla telecamera ad operare aggiustamenti, col risultato di un fastidioso movimento continuo che potrebbe distrarre il telespettatore dalle parole del conduttore. La ospite, invece, è seduta, più stabile. Inoltre, andando più vicino al volto della ospite entriamo nel vivo del suo discorso, le diamo più importanza, vediamo le minime espressioni del viso, entriamo in intimità con lei, quasi come in una conversazione personale. In questa prima fase dell’intervento della prima ospite l’attenzione è rivolta verso di lei, a quello che dice, la sequenza, oltre al suo primo piano, presenta solo un campo medio dello studio [07], un totale [12] e due piani d’ascolto del conduttore [09] e [11].
Verso la fine dell’intervento della prima ospite si stacca su un totale dello studio, poi sul primo piano del conduttore che invita il secondo ospite nella discussione. In tre minuti e mezzo, circa, abbiamo visto 15 stacchi.
Nel brano che vi abbiamo mostrato da “Le Invasioni Barbariche”, in poco più di un minuto abbiamo visto 26 stacchi, quindi nella metà del tempo, il doppio di inquadrature.
La regia di “Anno Zero” sceglie ritmi lenti perché il pubblico di questa trasmissione non ha bisogno di essere catturato, ha scelto esso stesso di guardare il programma, è un pubblico “fidelizzato”, è motivato dall’ascolto del tema, vuole sentire le opinioni degli ospiti e non vuole essere distratto da inquadrature che lascino continuamente chi sta parlando per mostrare parti di studio, o piani d’ascolto.