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La regia dei programmi TV Translate in English Stampa E-mail
di Fata   
lunedì 12 maggio 2008
 


Dicevamo che questi programmi citati sono corali, così come “Matrix” (Canale 5), “L’Infedele” (La7), “Anno Zero” (RaiDue), ci sono più ospiti presenti in studio contemporaneamente e l’attenzione dello spettatore va prevalentemente sul tema più che sull’intimo delle singole esperienze vissute, si rimbalza da un racconto all’altro, da una opinione all’altra, si assiste a contraddittori, accesi dibattiti, botte e risposte. Il contrario succede in altri talk show, dove l’attenzione è concentrata su un ospite per volta, sulla sua storia.

 

 

Prendiamo, ad esempio, in considerazione un talk show come “Che Tempo Che Fa”, in onda su RaiTre il sabato e la domenica, un pre-serale, condotto da Fabio Fazio per la regia di Duccio Forzano. La struttura portante di questo programma è l’intervista 1:1, cioè il conduttore si rapporta con un ospite alla volta, anche se nel corso della trasmissione se ne succedono diversi. Lo studio televisivo presenta una scenografia quasi a 360 gradi, come tutti gli studi televisivi odierni, e questo permette di dare varietà a seconda dei diversi momenti della scaletta (le contaminazioni che citavamo all’inizio dell’articolo): c’è un fronte “palcoscenico” in cui si esibiscono complessi musicali, c’è un fronte “pubblico” in cui si ospita un attore comico o un co-conduttore che recensisce libri e poi c’è il fronte “interviste” in cui il conduttore principale si intrattiene per circa 20 minuti con uno degli ospiti principali della puntata. Abbiamo estratto un minuto da una puntata di qualche settimana fa. Sullo spezzone abbiamo aggiunto una semplice grafica che evidenzia il numero delle inquadrature e la durata di ognuna.



La grammatica dell’inquadratura
Campi medi e primi piani sono le costanti di impostazione di ripresa di un talk show, insieme a i primissimi piani e ai dettagli che il regista utilizza per creare un legame più intimo con un ospite, a seconda del momento.
Analizzando questo minuto rileviamo prevalentemente inquadrature di primi piani non molto stretti, fissi, dell’ospite che parla e del conduttore che interviene e fa le domande. Si prende respiro con dei totali, spesso in carrellata, solo quando scatta l’applauso del pubblico. Le telecamere sono posizionate classicamente: una centrale per il totale-a-due e per i dettagli di oggetti che possono avere in mano conduttore e ospite (come libri o CD e DVD da presentare); una sull’ospite, una sul conduttore, poi c’è una camera mobile posizionata in alto, sul tetto dello studio, telecomandata, che mostra dei grandi totali dello studio al completo e un’altra camera su carrello per panoramiche.

  

  

  

  

 

In questo caso, dopo la presentazione dell’ospite da parte della co-conduttrice, la regia lancia un filmato di introduzione, alla fine del quale passa con una dissolvenza lenta sulla camera posta sul tetto dello studio [01], in corrispondenza della pedana su cui sono seduti il conduttore e l’ospite, pedana i cui lati sono formati da barchi, monitor video che trasmettono immagini. L’inquadratura stringe lentamente a raccogliere le due figure. Poi si stacca su un totale in carrellata [02]. Incomincia l’intervista e gli stacchi sono ora prevalentemente sui primi piani di ospite e intervistato [03] e [04], si dà importanza a quello che dicono e si mostra il dettaglio del DVD che il conduttore cita [05]. Non ci sono praticamente piani d’ascolto, ma il ritmo degli stacchi è veloce, (benché il passaggio da una camera all’altra sia ottenuto con una “dissolvenza invisibile”, di pochi frames, cosa che personalmente non condivido ma che è di moda, oggigiorno) perché il conduttore fa domande brevi e anche le risposte in genere sono brevi. Alla battuta divertente scatta l’applauso del pubblico e quindi si prende respiro con uno stacco su una camera che presenta un totale e che carrella in panoramica [01], [02] e [12].
A volte una camera può inquadrare il pubblico che applaude con una inquadratura frontale o di quinta/spalle, a mostrare in fondo lo studio con il conduttore e l’ospite. Notiamo che in genere è rispettata “l’aria” sull’inquadratura dell’ospite, lo spazio in direzione del suo sguardo (verso il conduttore) è maggiore. Il conduttore, invece, è spesso tenuto al centro dell’inquadratura, perché capita che si volti verso il pubblico di fronte a lui per coinvolgerlo nel racconto (coinvolgerlo nel senso che gli dimostra di essere conscio che è presente).