Come si usa? Quali funzionalità? Le risposte nei nostri tutorials sui maggiori software di editing, compositing e grafica.

 

Tutto quello che riguarda l'arte del Cinema, nei suoi diversi aspetti.

 

Le anteprime hardware e software recensite per voi dai nostri esperti.

Login

Ciao Visitatore.






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Chi è Online

Abbiamo 1 visitatore e 2 utenti online
Home arrow Didattica arrow Fare un documentario
Fare un documentario Translate in English Stampa E-mail
di fata   
martedì 30 gennaio 2007

 

 

Descriveremo, in questo articolo, l’iter produttivo di un documentario nel mondo professionale televisivo, dall’ideazione alla realizzazione tecnica. Un percorso che può essere seguito, con i dovuti ridimensionamenti, anche da chi non lavora nel settore ma si cimenta per suo diletto in questo campo.

 

I fondamentali

Oggigiorno si producono sempre meno documentari in pellicola per una fruizione nelle sale cinematografiche. La gran parte della produzione documentaristica mondiale è appannaggio dei grandi network televisivi, NATIONAL GEOGRAPHIC, BBC, FRANCE 3, DISCOVERY, per citare i più importanti – e ci dispiace di non poter annoverare la RAI tra questi nomi dato che si limita, spesso, solo a comprare o, al limite, a coprodurre, non valorizzando a pieno le risorse interne per svariati motivi e soprattutto, le poche produzioni sono per una diffusione nazionale e non pensate per una vendita anche all’estero. Esistono anche miriadi di piccole e medie case di produzione che, pur non possedendo enormi risorse economiche, tuttavia sfornano prodotti rispettabili. La pezzatura preferita rimane quella dei 45-55 minuti ma esiste una grande produzione anche di pezzi da 20-25 minuti o serie da 10-12 minuti (come “Il Faut Pas Rever” di France 3). Gli argomenti sono i più svariati: storia, natura, popoli, archeologia, scienza e tecnologia, cronaca, spettacolo. Realizzare un documentario necessita, soprattutto, di un grande lavoro di ricerca. Un documentario mostra qualcosa (o qualcuno) e lo racconta per quello che è, senza falsità, senza moralismi, informando lo spettatore e cercando di conservare uno sguardo obiettivo. Il tutto con una confezione gradevole e mai noiosa. Per usare un parallelismo letterario, se un film è come una poesia, un documentario è  prosa. Poesia è reinterpretazione della realtà, prosa è descrizione più o meno fedele. Parlare di obiettività potrebbe sembrare ingenuo e ne siamo consapevoli (e questo articolo, per prima cosa, non vuole avere la presunzione di essere obiettivo) in quanto tutto quel che ci circonda è filtrato dal nostro carattere, dal nostro vissuto, dalle nostre convinzioni, anche politiche, dalla nostra umanità, in sostanza.  Tuttavia, è d’obbligo sforzarsi di mantenere un certo rigore intellettuale, soprattutto nel trattare alcuni temi, mostrare la tesi ma anche l’antitesi, nella giusta misura. Alcune linee di pensiero affermano che, in quanto opera d’arte il documentario è visione soggettiva e non oggettiva della realtà. Documentario è documentare una realtà, la tua realtà, mai una realtà universale, lo sguardo del regista è sempre sguardo soggettivo. Si può concordare o meno, in generale, su questa linea ma, di fatto, una distinzione occorre farla per il sottogenere storico, in quanto la storia è già di per sé interpretazione dei fatti mentre il livello di interpretazione soggettiva del comportamento di un lupo è già più scevro da condizionamenti socio-politico-culturali.

Uno dei traguardi importanti del documentario è, inoltre, quello di far nascere curiosità e voglia di approfondire l’argomento raccontato. In parole povere, dopo aver visto un documentario lo spettatore dovrebbe saperne qualcosa di più dell’argomento, dovrebbe avere voglia di approfondirlo per conto suo e dovrebbe esserne rimasto colpito emotivamente o, perlomeno, la sua sensibilità estetica dovrebbe esserne stata gratificata minimamente.

La destinazione preferenziale, oggi, sono i canali TV, sempre più quelli tematici satellitari, e la distribuzione in DVD ma non mancano eccezioni. Pensiamo a “Bowling for Columbine”, sui fatti di cronaca drammatici di una scuola negli Stati Uniti e “Farenheit 911”, ancora di Michael Moore, un’analisi sui fatti dell’11 settembre dal punto di vista non istituzionale, per esempio, o a “Microcosmos” di Claude Nuridsany e Marie Perennou, 24 ore di osservazione “faccia a faccia” della fauna dell’erba,  “Quando eravamo re” (When We Were Kings), regia di Leon Gast sulla storia del pugile Cassius Clay, “La Storia del cammello che piange”, di Luigi Falorni e Byambasuren Davaa, su una piccola comunità della Mongolia del sud, “Profondo Blu” dei registi Alastir Fothergill e Andy Biatt, sul vasto e misterioso mondo dell’oceano, opere diversissime tra loro che hanno avuto un grande successo nelle sale cinematografiche, oltre ad aver vinto molti prestigiosi premi. Questi documentari, ciascuno con la propria originalità, hanno fornito delle informazioni, raccontato delle storie vere, di gente o di animali o di avvenimenti, hanno proposto tesi e antitesi, hanno veicolato sensazioni. Temi diversi, tecniche di ripresa e montaggio diversi ma lo stesso obiettivo: informare ed emozionare.


 

Una tendenza stilistica attuale, specialmente per i documentari a tema storico, è quella di inserire nella narrazione delle ricostruzioni. Si sceneggiano alcuni episodi accaduti realmente nel passato per farli rivivere e renderli più appetibili. Una caratteristica di queste produzioni è che insieme ai dialoghi recitati, generalmente pochi, c’è la voce di un narratore che sintetizza e spiega lo svolgimento delle azioni e dei fatti. Questi documentari vengono (volgarmente) chiamati docu-fictions.  
Una precisazione che occorre fare, citando titoli molto conosciuti, è questa: trasmissioni come SUPERQUARK, PASSAGGIO A NORDOVEST, GAIA, ULISSE, VOYAGER, LA MACCHINA DEL TEMPO, per esempio, presenti sui nostri maggiori network nazionali, non sono da considerare documentari. Sono programmi che utilizzano al loro interno dei documentari come scheletro e filo conduttore ma non possono essere chiamati documentari.