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Introduzione
Il Glow non è propriamente un effetto di correzione o gradazione del colore ma bensì un intervento atto a sfumare e rendere “soffici” certi punti di un’immagine. Lo scopo è quello di donare un’aurea di sogno e di mistero ai personaggi o agli ambienti visualizzati, enfatizzando così parti di una sceneggiatura con il solo intervento grafico di diffusione delle luci. Quello che andremo a descrivere nell’articolo riguarderà la sola diffusione delle alte luci, imparando a selezionare solamente quest’ultime in modo che l’effetto Glow sia presente in maniera dosata e coerente nelle nostre immagini.
Un po’ di storia dell’effetto Glow
L’effetto Glow, letteralmente incandescenza, splendore, è quell’effetto che si ha quando le alte luci vengono avvolte da un alone dello stesso colore. Da non confondersi con l’effetto Flou dove praticamente tutta l’immagine è interessata dalla diffusione delle luci, creando un effetto confuso e con una notevole perdita di dettaglio. Il Glow ha quindi l’indubbio vantaggio di mantenere il dettaglio nel range medio e basso della scala di grigi, regalando così immagini luccicanti ma sempre ben definite.

Nel cinema è stato utilizzato di frequente specialmente negli anni ‘70/’80 da registi quali Brian De Palma, bisogna però dire che, essendo l’effetto spesso ottenuto tramite filtri ottici interposti davanti all’obiettivo della camera, il risultato finale era sì quello della diffusione delle alte luci ma con un certo coinvolgimento di tutta l’immagine e della relativa scala di grigi, rendendo l’intervento molto meno preciso di quanto non sia possibile oggi con la moderna tecnica digitale. I risultati sono ben visibili in film quali Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re (The Lord of the Rings - The Return of the King, 2003), Kill Bill vol. 2 (id., 2004) o anche il thriller I Soliti Sospetti (The Usual Suspects, 1995) dei quali possiamo vedere delle sequenze dimostrative sotto:
(Le sequenze sopra sono state utilizzate esclusivamente a scopo didattico)
Le ultime due sequenze sono degli ottimi esempi dove si può notare che l’uso fatto dell’effetto Glow non è di tipo classico, ovvero scena onirica, flash back o sognante, ma bensì un uso decorativo potremmo dire, per donare brillantezza a parti dei personaggi. In questi casi è lecito pensare che la scelta fatta sia stata dettata dal gusto personale più che dalla narrazione, forse valutata insieme ad un ventaglio di possibilità fornite dal direttore della fotografia. Altro esempio divenuto classico é Minority Report (id., 2002) nel quale Steven Spielberg ha letteralmente inondato le immagini di Glow e di effetti di aberrazione e riflessione ottica, viste poi in altri film estremi visivamente quali il giapponese Casshern (id., 2004).
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