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Color Grading: Cross Processing Translate in English Stampa E-mail
di Paperinik   
lunedì 14 gennaio 2008

 


 

Introduzione
Continuiamo la serie di articoli dedicati al Color Grading occupandoci questa volta di una elaborazione dello spazio colore per un certo verso anomala, denominata Cross Processing. Di diretta derivazione dal mondo della pellicola, in particolare dalla fotografia, il Cross Processing come tutte le cose migliori fu anch’esso scoperto casualmente sviluppando per errore una pellicola positiva con la soluzione chimica per negativi. Da quel momento in poi iniziò una sperimentazione generando risultati che hanno affascinato fotografi e cineasti vecchi e nuovi.



 

Storia e tecnica del Cross Processing
A differenza di altri processi più famosi, come il già descritto Bleach Bypass, il Cross Processing non è molto conosciuto in verità. Come sarà noto ai fotografi esperti di sviluppo chimico, una pellicola positiva, detta comunemente diapositiva o slide, si sviluppa con la soluzione chimica denominata E6, per la pellicola negativa da stampe si utilizza invece la soluzione C41. Queste sono le sigle comunemente conosciute dai tecnici sviluppatori dei laboratori, ma se invertiamo le soluzioni e sviluppiamo ad esempio una pellicola negativa in E6 otterremo un film positivo con i colori “acidati”, la latitudine di posa ristretta ed una virazione che sarà dipendente dal tipo e marca di pellicola usata. Lo stesso vale per una pellicola diapositiva che venga sviluppata in C41. In pratica si tratta di sviluppare la pellicola con la soluzione “sbagliata” e questo errore ha acceso la fantasia di filmmakers e fotografi. E’ infatti oggi un effetto adoperato molto spesso nella fotografia glamour.


In campo video e cinematografico esistono svariati esempi di Cross Processing, spesso utilizzato per enfatizzare alcune sequenze è possibile vederlo in numerosi videoclips musicali. La pellicola del film Hellbreeder (2004) è stata completamente sviluppata con questo sistema, come pure alcune sequenze di Three Kings (1999), ma sicuramente il film nel quale ne è stato fatto l’uso più creativo è senza dubbio Domino (2005) di Tony Scott che assieme al suo fidato DoP (Director of Photography, ndr) Daniel Mindel ha generato un look talmente estremo che, assieme alla storia ed all’incredibile montaggio, danno a questo film uno stile unico. Vedendo la pellicola del regista inglese si capisce subito che il Cross Processing, forse ancora più del Bleach Bypass, deve per forza di cose essere utilizzato in passaggi molto particolari, come ad esempio il flash back o la sequenze onirica e allucinata.



Tony Scott inizia la sua sperimentazione nel cortometraggio Agent Orange (2004) utilizzato come spot da Amazon.com e ha dato poi continuità all’esperienza accumulata nel lungometraggio Domino (2005), dando sfogo a tutta la sua geniale inventiva. Nel fantasmagorico minestrone di tecniche di ripresa e processi fotografici utilizzati spiccano le scene sottoesposte e contrastate virate al giallo degli ambienti chiusi durante l’interrogatorio di Lucy Liu a Keira Knightley, come pure le riprese degli esterni nella Death Valley durante l’onirico incontro tra i protagonisti e l’oracolo vagabondo Tom Waits.


Il Cross Processing in post produzione
Non c’è una tecnica definitiva per relegare il Cross Processing ad una specifica resa cromatica, come per la pellicola è necessaria la sperimentazione con esposizioni e prodotti diversi. I risultati visivamente migliori e più accattivanti fisicamente si ottengono con il processo pellicola diapositiva sviluppata invece che in E6, in C41. Pellicole come le Kodak danno dominanti giallastre, pellicole come le Fuji danno invece dominanti verdognole. E’ questo processo ed il materiale Kodak che andremo a simulare con il nostro Cross Processing e lo faremo in ambienti grafici come Photoshop, After Effects, Premiere Pro e Combustion. Forniremo per l’occasione anche dei presets pronti all’uso per tali ambienti software.
Vediamo in dettaglio come ricreare un buon tipo di Cross Processing. Per l’occasione utilizziamo Photoshop che ci permetterà di analizzare tutti i passi per il raggiungimento dello scopo. La prima cosa da fare è modificare le curve dei singoli canali RGB dell’immagine caricata come segue:


Consigliamo inoltre di applicare tale correzione tramite un Adjustment Layer così da offrire un maggior numero di regolazioni. Applichiamo il blending mode “Color” al livello appena creato.
Nota: quello riportato sopra è solamente un punto d’inizio, nessuno vieta di modificare a piacimento tali curve, fermo restando che esagerando si potrebbero ottenere dei risultati che comprometterebbero la resa finale.