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Il Bleach Bypass in pratica
Il Bleach Bypass dal punto di vista tecnico può essere ottenuto fisicamente, agendo sullo sviluppo della pellicola, oppure simulato con i moderni strumenti hardware/software a disposizione dei colorists. Films dove l’intervento è stato effettuato sulla celluloide sono tutti quelli precedenti all’avvento degli strumenti elettronico/informatico anche se esistono esempi recenti di produzioni con intervento di tipo chimico classico, come “Three Kings (id.)” (1999) di David O. Russel oppure “Domino (id.)” (2005) di Tony Scott, regista quest’ultimo grande amante del Bleach Bypass sottoesposto assieme al fratello Ridley.
Oggi la naturale tendenza è di girare e sviluppare, in caso di pellicola, immagini il più possibile neutre ed intervenire con il Color Grading in post produzione. Questo sistema ha indubbiamente il vantaggio di lasciare la strada libera a molteplici scelte. Se regista e D.o.P. decidono di cambiare stile di intervento estetico al film, possono in qualsiasi momento modificare i parametri fino ad ottenere il risultato desiderato. Questo processo di scelta preliminare è notevolmente meno costoso che lunghe prove e controprove di stampa della pellicola. Il software quindi si rivela un aiuto fondamentale e noi andremo ad esaminare la tecnica del Bleach Bypass utilizzando i programmi a nostra disposizione, senza scomodare impianti dedicati come daVinci 2K Plus della daVinci Systems, Lustre della Autodesk o sistemi Quantel come Paintbox e Pablo. In particolare analizzeremo l’applicazione di questa tipologia di Color Grading in Photoshop, After Effects, Premiere Pro e Combustion.
Bleach Bypass con Photoshop
Iniziamo con l’analisi della tecnica di base utilizzando il software di fotoritocco e grafica raster più conosciuto ed utilizzato, in questo caso Photoshop CS3 Extended. Quanto sarà detto potrà comunque essere applicato a tutte le versioni del software dato che sfrutteremo dei comandi base per ottenere il nostro effetto. Questa versione in particolare, denominata “Extended” offre la possibilità di processare non solo immagini singole ma anche video.
I metodi e le relative varianti per un buon Bleach Bypass possono essere molteplici, la più semplice è sicuramente quella di duplicare il layer da ritoccare (tasto destro > Duplicate Layer), desaturarlo (CTRL+SHIFT+U) in modo da ottenere un’immagine in bianco e nero (Foreground) e porre il blending mode di quest’ultimo in Overlay con il layer originale sottostante (Background).
Il blending mode Overlay agisce come Multiply per i pixel scuri (con luminosità sotto il 50%), agisce invece come Screen per i pixel chiari (con luminosità sopra il 50%). Regolando l’opacità del layer originale si può ottenere la desaturazione desiderata.
Di seguito vediamo come si comportano i due blending modes menzionati e descriviamo matematicamente quanto detto, per semplicità facciamo riferimento ad immagini RGB 8 bit (256 livelli):
| Multiply: |

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Screen:
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Dove:
R = valore risultante (pixel per ogni canale RGB)
B = layer di sfondo (Background, “originale” nel nostro caso)
F = layer in primo piano (Foreground, “bianco e nero” nel nostro caso)
I valori di R, B e F sono dei numeri puri e variano da 0 a 255 per immagini ad 8 bit di profondità colore.
Il blending mode Multiply moltiplica pixel per pixel di ogni canale del Background con il Foreground. Il tutto viene diviso per 255 in modo da rientrare nel range 0-255. Come risultato ogni pixel del Background diventerà più scuro a meno che il Foreground non sia bianco, in tal caso non varierà; nei punti dove il Foreground è nero il risultato della fusione sarà nero. L’uso classico in sostanza è quello di aumentare il dettaglio nelle zone luminose.
Il blending mode Screen agisce praticamente in modo opposto rispetto al Multiply. Per ogni canale lo Screen moltiplica l’inverso del Background e del Foreground per creare il colore risultante e da questo si ottengono dei pixel più luminosi a meno che il colore del Foreground non sia nero, in tal caso il risultato non cambia. Anche in questo caso il tutto viene diviso per 255 in modo che si rientri nel range 0-255. L’uso classico in questo caso è opposto al Multiply, ovvero quello di aumentare il dettaglio in zone scure (ricordiamo che per invertire un colore l'operazione che viene eseguita è: 255 - X dove X è il canale colore Red, Green, oppure Blue).
La combinazione di questi due blending modes da come risultato il nostro Overlay, come già accennato sopra. Tornando al Bleach Bypass le variazioni possono veramente essere infinite. Si può decolorare o meno l’immagine agendo sull’opacità del livello originale. Si può inoltre usare l’Overlay ritoccando i livelli, le curve, la luminosità ed il contrasto del livello in fusione (Foreground) oppure anche del livello ricevente (Background), si possono applicare altri blending modes come: Multiply, Soft Light, Hard Light, Vivid Light, Linear Light, o combinazioni di questi. Insomma c’è di che sbizzarrirsi per ottenere l’effetto desiderato oppure per fare un po’ di sperimentazione. Di seguito una serie di variazioni sul tema:

Nota: i blending modes “Hard Light” e “Overlay” in questa particolare immagine hanno una resa molto simile.
Fino a raggiungere ritocchi estremi in stile cartoon come quello di seguito, utilizzando il blending mode Multiply ed agendo su luminosità e contrasto del livello in bianco e nero.
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