Cenni storici
Al suo nascere l’industria cinematografica adottò un Aspect Ratio di 4:3 detto anche formato “Muto” con rapporto di 1.33:1. L’origine di questa scelta viene fatta risalire a Thomas Edison e dal suo capo assistente William L.K. Dickson. La storia racconta che Dickson stava lavorando con un nuovo formato di pellicola 70mm fornito dall’imprenditore fotografico George Eastman. Poiché Edison riteneva che lavorare su una pellicola di 70mm fosse un inutile spreco chiese a Dickson di tagliarla in strisce più piccole: “All’incirca così”, mostrò, facendo con le dita la forma di un rettangolo con un rapporto approssimativamente di 4:3. Verosimilmente è più probabile che tagliando a metà in senso verticale un fotogramma di pellicola 70mm si ottengano due fotogrammi dalle proporzioni approssimative di 4:3. Che questo aneddoto sia vero o no, il formato 4:3 fu adottato ufficialmente nel 1917 dalla Society Of Motion Picture Engineers e utilizzato per i successivi 35 anni.
Durante gli anni '30, la presenza della colonna sonora sulla pellicola causa la riduzione dello spazio disponibile per l'immagine; il formato che ne derivò assunse, quindi, il rapporto di 1.37:1 detto anche formato Academy. Nella pratica, questi formati devono essere resi utilizzando mascherini appropriati durante la proiezione. I film realizzati in formato Academy non avranno mai una versione widescreen perché visibili perfettamente su schermo televisivo. Alcuni titoli tra i più famosi: “Il Mago di Oz”, “Casablanca”, “Quarto Potere”.
Negli anni ’30 cominciano anche le prime sperimentazioni della televisione la quale adotta lo stesso formato 4:3, formato che appartiene ancor oggi alla maggioranza degli apparecchi televisivi nel mondo. La ragione è da trovarsi nei limiti delle ottiche e dei tubi catodici CRT. La BBC ha usato un Aspect Ratio di 5:4 dal 1936 al 3 aprile 1950 per poi passare al 4:3.
Nel tentativo di differenziarsi dal mezzo televisivo, l’industria del cinema, anche con l’avvento del colore negli anni ’50, introduce nuovi formati cosiddetti “panoramici” o widescreen. Il formato panoramico nacque col preciso scopo di creare una maggiore interazione fra spettatore e finzione cinematografica. Dal momento che l'immagine prodotta oltrepassa i limiti del campo visivo, si offre la possibilità allo spettatore di selezionare, secondo i propri criteri, i particolari della scena su cui concentrare lo sguardo e l'attenzione. In Europa fu largamente impiegato il rapporto panoramico 1.66:1, mentre Stati Uniti e Regno Unito privilegiavano il rapporto 1.85:1.
Da notare che l’Aspect Ratio widescreen si riferisce all’immagine proiettata, non necessariamente all’immagine realmente impressa sulla pellicola.
Esistono diversi metodi per ottenere un’immagine widescreen. Uno dei procedimenti è il cosiddetto matting: una striscia in alto e una in basso del fotogramma standard su pellicola Academy sono inibiti dall’essere impressionati (questo si ottiene con emulsioni specifiche “hard matte”) oppure mascherati con bande nere in fase di proiezione (soft matte”). Perciò, in un widescreen mascherato, un’immagine con Aspect Ratio di 1.85:1 è creata usando un frame standard 1.37:1 eliminando una parte del fotogramma in alto e una in basso.
Nel 1953 fu proposto dalla 20th Century Fox un nuovo procedimento di cinema panoramico e stereofonico, il CinemaScope, con la presentazione al Teatro Roxy di New York del film "La Tunica", su schermo di metri 19,80 x 7,60 metri. Il CinemaScope con rapporto 2.35:1 fu il più usato ma vennero adottati all’inizio anche rapporti 2.66:1 e 2.55:1.