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Tonino Valerii "Il mio nome è Nessuno" di Roberto Curti Translate in English Stampa E-mail
di Marcopac   
lunedì 01 dicembre 2008

 

 

Venerdì 5 Dicembre 2008 alle ore 21:00, presso la Sala Trevi del Centro Sperimentale di Cinematografia, Vicolo del Puttarello, 25 a Roma, sarà presentato il libro del critico Roberto Curti "Il mio nome è Nessuno", una bella biografia di Tonino Valerii, maestro del cinema Spaghetti-Western. Lo Staff di ClipsCorner parteciperà alla presentazione ed in attesa di raccontarvi l'incontro con l'autore e con il protagonista del libro, vi presentiamo la nostra recensione in anteprima.

 



Tonino Valerii non è una stella del cinema, d'altra parte non è nemmeno un attore.
E non è neppure un mestierante famoso, come Sergio Corbucci, Neri Parenti o Vanzina, per citare dei nomi che anche il grande pubblico ha imparato a conoscere.
Tonino Valerii (sì, con due "i" nel cognome) è un uomo di cinema. Uno che ha fatto la gavetta, ha lavorato come aiuto regista dei più bravi, sceneggiatore, regista di seconda unità, per poi passare alla regia in proprio, firmando diverse buone pellicole, ottime in alcuni casi, in un arco di tempo relativamente breve a cavallo tra gli anni '60 e '70.


Il suo nome è però noto anche al di fuori della ristretta cerchia di appassionati dei film anni '70, in quanto legato ad una pellicola notissima di un produttore tra i più famosi d'Italia.
Il produttore è Sergio Leone, il titolo del film è lo stesso che battezza il libro di Roberto Curti, una biografia di Tonino Valerii che è anche un excursus nel cinema di genere italiano, non solo lo spaghetti-western, a cui Valerii ha dato un sostanzioso contributo, ma anche il poliziesco, il melodramma, il giallo, l'avventuroso e persino il genere erotico.


Nell'accogliente salotto cartaceo di Curti Valerii si mette a suo agio e racconta la sua vita, una vita di cinema piena di aneddoti interessanti in quello che è davvero un "mondo a parte", una realtà parallela che agli occhi del pubblico veste un'aura di sogno, di leggenda. Così attraverso le sue parole e la mediazione dell'autore della biografia, assistiamo alla nascita del genere "western all'italiana", venendo subito messi in guardia dalla doppiezza della definizione: in realtà si è sempre trattato di western europeo, un genere sincretico accomunante luoghi, produzioni ed ingegno di paesi diversi, soprattutto Spagna, Germania e naturalmente Italia.
Il nome è dovuto al fatto che artisticamente ne siamo i padri fondatori, ed apprendiamo dalle pagine della biografia che Valerii è stato coinvolto sin dall'inizio, con la genesi di Per un pugno di dollari. Nel libro si narra come e perché Tonino mise lo zampino nel primo, grande spaghetti-western di Leone.


La cavalcata, iniziata col diploma del regista al C.S.C. (Centro Sperimentale di Cinematografia, ndr) col maestro Alessandro Blasetti, prosegue con l'aiuto regia, prima per Blasetti e poi per Sergio Leone, fino ad arrivare ai primi film da regista, ed essendo l'anno di grazia 1967, sono ovviamente dei western!
I giorni dell'ira è tutt'ora noto tra i cultori come uno dei migliori prodotti del periodo, e non da meno sono i lavori successivi, Il prezzo del potere, un'interessantissima rivisitazione dell'omicidio di John Kennedy trasportata nel West (il presidente diventa John Garfield, che fu realmente assassinato) e Una ragione per vivere e una per morire. Tutte pellicole accomunate da una differenza sostanziale rispetto alla stragrande maggioranza dei prodotti post-leoniani, parliamo di Sartana, Django e dei loro fratelli di Colt. Nei lavori di Valerii si trascura il virtuosismo eccessivo e l'ironia smodata, in favore di una regia misurata e di un cupo pessimismo che rende le pellicole più mature e consapevoli, meno compiaciute e più disposte a prendersi sul serio.