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Tonino Valerii "Il mio nome è Nessuno" di Roberto Curti Translate in English Stampa E-mail
di Marcopac   
lunedì 01 dicembre 2008


Il successo è più che buono, tanto che a Valerii viene affidato il progetto de Il mio nome è Nessuno, importante come cast e produzione: i protagonisti sono l'attore western più in voga dell'epoca, Terence Hill, e la leggenda americana, Henry Fonda, già protagonista con Leone nel precedente C'era una volta il West.
Diverse pagine sono dedicate a questa vicenda produttiva, e Valerii ci tiene a sgombrare per sempre ogni dubbio: il film l'ha diretto lui, non Leone, come in molti pensano a torto. Questa convinzione della paternità leoniana della regia è piuttosto radicata, basti ad esempio fare un giro su IMDB: anche lì Leone viene citato come "regista non accreditato" assieme a Valerii.


Curti ripercorre quindi in toto la carriera di Valerii, aiutato dalla testimonianza diretta del regista, fino agli anni di inattività e ai successivi lavori televisivi, per un totale (finora) di quattordici pellicole in 40 anni più diversi lavori di sceneggiatura e regia televisiva. Ogni suo film analizzato diviene anche un pretesto per guardare da vicino il genere a cui appartiene e il contesto storico in cui è stato realizzato. Il tutto è impreziosito da testimonianze, aneddoti e interessanti e sorprendenti descrizioni tecniche, come l'uso pionieristico della steadicam da parte di Valerii nel film Sahara Cross.


A completamento della sua opera di ricerca storica l'autore della biografia (ma il termine qui è riduttivo) porta altre testimonianze dirette dell'epoca, una bellissima intervista a Giuliano Gemma, che ricorda con dovizia di particolari i film girati con Tonino, ed un'altra a Bud Spencer, anche lui indimenticata icona dello spaghetti-western.

 
Chiude il libro una postfazione di Carlos Aguilar, contraltare spagnolo di Curti. In realtà il contributo di Aguilar è una panoramica, nostalgica e commossa nel ricordo, del genere western europeo, che spinge il lettore a chiedere di più, a desiderare di poter tornare a quell'epoca solo per poter girovagare in quei magnifici set, tra i suggestivi scenari dell'Almeria spagnola, in mezzo alle troupe, tra finti villaggi western e attori con stivali e Colt, comparse maestre d'armi ed esperte nel cavalcare a pelo, e l'immagine di un aiuto regista che urla "dottò, noi semo pronti a girà". Ma in fretta, bisogna terminare le riprese prima dell'una, perché il cuoco sta buttando giù la pasta alla carbonara...