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Tratto da un romanzo, The Prestige di Christopher Priest, il film gode di un’ottima sceneggiatura, curata, come per altri lavori di Nolan (vedi Memento), dal fratello del regista.
La pellicola è piuttosto fedele al romanzo negli intenti e nell’ossatura principale. Lo script è costruito attorno ai diari di due contendenti, due prestigiatori spinti dalla rivalità, dall’ossessione nell’eccellere nel proprio mestiere, e dalla volontà di creare l’illusione suprema, tanto da arrivare a sacrificare le proprie vite.
La storia è presentata dall’ anziano mentore dei due illusionisti, che ci introduce alla tecnica dell’illusione, composta di tre momenti: la promessa, il colpo di scena e il prestigio.
Nella promessa viene illustrato un oggetto o una situazione (“questo è un normale cappello a cilindro ,e come potete vedere, è vuoto…”) che ci prepara al secondo atto, il colpo di scena (ad esempio la moneta che sparisce dalle mani del prestigiatore) e, mente cerchiamo di capire cosa sia successo, ecco che arriva il prestigio: in qualche modo l’oggetto del nostro stupore torna sulla scena (la moneta riappare nella tasca della nostra giacca).
Brevemente, nel film viene anche menzionato il fatto che “un’assistente carina è il modo migliore di distrarre l’attenzione dello spettatore”. In realtà, deviare l’attenzione è assolutamente fondamentale, ed è sicuramente un quarto momento, al pari degli altri, anche se, apparentemente, Nolan sembra non curarsene più di tanto.
La breve introduzione ci porta quindi nell’Europa di fine ‘800, nella Londra vittoriana con la classica nebbia color crema di piselli, e nelle vite di questi maghi, Angier e Borden, inizialmente presentati come colleghi, se non proprio amici.
L’assistente del loro mentore, che è anche la donna di Angier, muore a causa della presunzione di Borden, che disegna un nodo troppo difficile da sciogliere ai polsi della donna.

Così, mentre l’assistente muore annegata in una vasca che ricorda i numeri di evasione di Houdini, Angier inizia ad odiare Borden, soprattutto perché quest’ultimo si rifiuta di rispondere ad una semplice domanda: “Che tipo di nodo avevi fatto?”. In realtà questo è un indizio, il primo di una serie che lo spettatore tende a trascurare, perché, come spiegherà più avanti Angier, è “troppo ovvio” , sulla vera natura di Borden.
Il film procede quindi affidandosi ai tre momenti menzionati. Viene promessa la magia più grande, il “trasporto umano” la grande sfida degli illusionisti di fine secolo. Borden ed Angier, interpretati dagli ottimi Christian Bale e Hugh Jackman, ingaggiano una lotta senza esclusione di colpi, che li porterà all’inevitabile scontro finale.
Nello script stesso vengono eseguiti una serie di giochi di prestigio; come una sorta di matrioska, le vicende narrate parallelamente nei due diari dei maghi, letti, con felice intuizione dello sceneggiatore, dai rispettivi nemici, nascondono sorprese ad ogni pagina, rovesciando le situazioni ed animando la vicenda così come viene animato uno spettacolo di magia, composto sempre di altri, numerosi trucchi, oltre alla magia clou.
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