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CC: Come è nata/come si è poi sviluppata tecnicamente, l’idea di filmare la storia con mezzi non convenzionali?
Lucio: Sono un montatore e sono essenzialmente stufo di clienti e giovani registi che continuano a cercare il loro “FilmLike” Insomma sempre lì a chiederti “Ma non si può fare più effetto cinema?”
Mi sembra abbastanza assurdo: il Digitale Standard non è pellicola, ha una sua profondità di colore, una sua risoluzione eccetera che ne determinano una forma e un bisogno di linguaggio diverso. Ed è quello che abbiamo cercato di fare. Niente di nuovo s'intende, basta pensare a The Blair Witch Project o a Julien Donkey-Boy. Chi ha veramente superato e spaccato tutto portando avanti il discorso del linguaggio video sono Inland Empire, dove il realismo del digitale diventa il modo di rappresentare il sogno con un corto circuito niente male e l'immenso Niente da Nascondere di Haneke dove il 35mm che mima il video produce un altro linguaggio incredibile e unico.
Tecnicamente abbiamo usato sì telecamere a circuito chiuso e telefonini, ma anche telecamere broadcast. L'immagine poi è passata sotto vari compressori video e tutta la prima parte del film è stata realizzata con Flash, un software usato per le animazioni e la realizzazione di siti web.
Michele: Lucio è un genio de ste cose, è un tecnico col marcio nell’animo e sa dove deve picchiare. Teosofia è la dimostrazione che la realtà è solo una sequenza di immagini casuali che, forse montate in altra maniera magari ci darebbero amici ed esperienze nuove, diverse, né buone né cattive. Solo, altre. Aggiungo che in Italia sbancano ancora le gag anni ’20 e diventa veramente stancante dover spiegare al mondo 80 anni di cinema che il mondo dovrebbe già conoscere, aver assorbito. Tanto bene che la gente ride ancora per le battute immortali del cinema che ha cambiato la storia dell’essere umano, quello muto intendo, ma cazzo: evolversi? Provare altro?
Sembra ci sia la pena di morte su chi rischia. Il cinema italiano non mi va di attaccarlo visto che si sta ammazzando da solo, con questa comoda vita di certi cineasti, che, raggiunte puttane e soldi, finge di essere proletario, di raccontare la gente, per fare il vittimismo della borghesia, il clone di altre centinaia di commedie di chissà quanti anni fa facendoci credere che tutto questo è chic, fa figo, fa molto fashion. Il finto intellettuale impegnato tirerà sempre. E loro continueranno a mangiare il cervello delle generazioni riempiendolo di sorrisi e complimenti a vicenda con gli amici VIP. Il cinema è dolore non questa merda compiacente così ruffiana del potere e dei premi. Fanculo.
CC: Una mia curiosità: uno di voi due è realmente interessato alla Teosofia vera e propria?
Lucio: No.
Michele: Che cos’è?
CC: Nella storia compaiono in maggioranza personaggi giovani, ritratti in modo piuttosto netto: sballo da alcool e droghe, neonazismo, orge, machismo: è la vostra visione della società, di “ciò che è” o semplicemente una fantasia scenica?
Lucio: Sui vari forum riceviamo critiche contrastanti: chi ci dice che “queste cose non esistono” e chi ci scrive “...oddio scopate droga puttanate del genere non sono poi così underground, vai a una serata pervert al Plastic che è al centro di Milano e con comodi 15 euro vedi cose e fai cose più assurde.” Ci piace il grottesco più di ogni cosa e la nostra scrittura ne risente, ma non penso che siamo poi così lontano dalla realtà...
Michele: La gente dovrebbe comprarsi molti più specchi e usare meno antidepressivi che sotterrano l’identità. Non è la nostra visione di società, è la società, una sua parte, i figli di cui si vergogna, ma pur sempre suoi pargoli.
CC: Sofia e Teo sono ispirati a qualche vostra conoscenza reale? Da dove avete preso spunto per le paranoie di Sofia (il nonno in fin di vita, la madre ritratta in modo aberrante, l’odio per la domestica straniera che ha quasi ucciso il nonno)?
Lucio: Tutto quello che ci appare dallo schermo di un videofonino è una porzione filtrata di realtà. Le porzioni si sommano e creano il film; le scene sono state scritte con questa esigenza per fare marciare avanti la storia.
Il nonno che muore in realtà non è lì, la madre può fare uscire tutta la merda che ha in testa perché Sofia non è lì, tutto gira intorno al gioco iniziale dei mezzi di comunicazione.
Michele: Forse qualche volta li ho pure incontrati in chat, ma ce ne sono talmente tanti come loro che non ricordo se Teo e Sofia esistano sul serio o siano il mio dolce modo di vedere gli altri della rete. Io, inconsciamente, me li immagino tutti così, forse. Nonni in fin di vita bisognosi di un pompino vanaglorioso magari fatto da un’apparente madre severa, che dopo averglielo succhiato urla al vecchio di godere mentre la peruviana continua a pulire casa coperta di insulti verso la sua etnia. Non lo so. L’uomo ha la tendenza a dominare. Ad aggredire per la paranoia di essere debole. Ci hanno inculcato che dobbiamo elevarci, che dobbiamo addestrare i nostri istinti all’educazione e al buon gusto. A me, sembrano solo stronzate per tenerci a bada, che altrimenti se tutti si accorgessero del mondo e se tutti tutti fossero bene svegli, sarebbe il caos. La logica del terrore, dell’aver paura di chi minaccia la nostra proprietà, la guerra preventiva insomma. Sistema inventato da Robespierre, mica cazzi.

CC: Il montaggio inusuale, gli effetti iniziali, le creazioni con Flash Player: continuerete ad usare in futuro strumenti anticonvenzionali, o si è trattato solo di un esperimento?
Lucio: E' un esperimento. Ora vogliamo misurarci con una grammatica più classica.
Michele: Era una domanda di Teosofia e dovevamo risponderle. Ora faremo cinema, basta giochi.
CC: Prossimi progetti?
Lucio: Un horror pagano, per ora. Ma è meglio di non parlare di cose non ancora realizzate. Serve solo a fare figure di merda.
Michele: Un film che parlerà di libertà di scelta, di chi crede di averla, di chi non sa che esiste e di chi, una volta ottenuta, non si accorge di quanto possa essere difficile non affidare a terzi la propria vita perché ce l’amministrino, facendone quindi potenzialmente tutto, e ripeto, tutto ciò che vogliono. E’ la critica alla possibilità di delega di Malatesta. E’ il mondo senza circuizioni e con la sacra libertà di sbagliare ed essere diverso.
CC: Se c’è qualcosa che non ho chiesto e che vorreste dire, questo è il momento per farlo!
Lucio: The idea of revolution is an adolescent fantasy: Time is running out for planet Earth.
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