 ROLLERBALL (id-1975 di Norman Jewinson) In tempi difficili come quelli in cui stiamo vivendo, dove i neocons e tutti i fautori dell'NWO (New World Order) si stanno impadronendo delle nostre libertà personali sotto all'occhio indifferente di una folla sonnolenta, convinta che la democrazia si misuri con il possesso di prodotti firmati o di largo consumo, e ormai completamente addomesticata da media compiacenti nei riguardi del “potere”; fa una certa impressione rivedere film come “Rollerball” appartenenti a quell'epoca “ante Star Wars” dove la fantascienza, era tutt'altro che positivista nei confronti del futuro. Molte pellicole uscite nella prima metà degli anni 70 devono la loro ispirazione al romanzo di Orwell “1984” che, uscito negli anni 40 profilava un futuro dominato dalle corporazioni in cui la libertà personale era soppressa a favore del “Grande Fratello” (termine coniato nel romanzo), che con una TV in ogni casa, in grado di trasmettere ma anche di “vedere” esercitava un controllo assoluto sulle masse. Leggendo Orwell, oggi, ci si rende conto di quanto sia stato profetico, ma “Rollerball” non è da meno. Nel futuro le guerre sono scomparse perchè sono stati aboliti i governi.
Il mondo è in mano a grandi corporazioni che hanno creato il benessere per tutti. Jonathan è il campione di uno sport iperviolento chiamato appunto “Rollerball” in cui la gente (il popolo) può identificarsi sfogando così i naturali istinti violenti. Ma Jonatahan è diventato più importante del gioco, è considerato un idolo; per questo gli viene ordinato di ritirarsi. In effetti le grandi corporazioni vogliono sopprimere ogni individualismo; quando il protagonista viene ricevuto da un “dirigente” e chiede spiegazioni sulla richiesta di ritiro, gli viene semplicemente detto: “Non ti manca nulla, sei ricco, puoi avere ciò che desideri. In cambio ti chiediamo soltanto di obbedire”. In nome di questo “dictat”, se a un dirigente piace tua moglie te la possono portare via, è la legge; tanto verrà sostituita con un'altra sempre molto carina.Jonathan sembra svegliarsi in un mondo da incubo, non si era mai posto domande, ed ora che prova a porne di semplici: “Perchè non posso più giocare? Perchè non posso riavere mia moglie?” si accorge che “chiedere” è peggio di un crimine. E' un futuro dove il “sapere umano” è affidato a supercomputers che rispondono soltanto ciò che è stato deciso dalle corporazioni, un mondo dove tutti i libri sono stati ristampati e accuratamente censurati.  La “cultura” è solo una parola perchè tutto è finto o manipolato. In ogni stanza della bella casa di Jonathan c'è un megaschermo; è l'Inferno con una mano di vernice bianca. I nuovi ricchi, annoiati, in una sequenza bruciano un bosco di pini tra risate e canzoni; gli sguardi divertiti sembrano accendersi soltanto con le violente immagini del “Rollerball” trasmesse alla tv, tutti applaudono, ridono e poi si annoiano. Ti puoi vedere la morte in diretta con un drink in mano, seduto su di un comodo divano, Ciò a cui assistiamo tutti i giorni quando ci sediamo a tavola e accendiamo quell'infernale scatola che ci porta la menzogna in casa, per fare in modo che nulla ci tocchi più da vicino.Ma Jonathan, nel bene e nel male, è un vero uomo, uno dei pochi rimasti; di valori semplici, è un antieroe molto “fisico”, molto diretto. Continuerà a giocare rifiutando di ritirarsi, sfiderà il potere costituito che vuole vederlo morire sul campo da gioco. Rollerball contiene molte tematiche Orwelliane, è però un film asciutto, non fornisce spiegazioni, lascia la parola alle immagini che scorrono sullo schermo e che tipo di spettatore sei lo deciderai da solo: uno che si eccita con il rollerball, o uno che finito il film, proverà un'inquietante senso di Deja-vù? |