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Old Boy Translate in English Stampa E-mail
di marcopac   
mercoledì 11 aprile 2007

 

 

Poetico, disperato, cinico, a tratti goliardico, il film di Park Chan-wook è destinato a dividere critica e pubblico, e ad appassionarli entrambi, per molti anni ancora.

Chan-wook ParkIl regista coreano parte dal plot di un Manga semisconosciuto per inserire un altro tassello nella sua trilogia dedicata alla vendetta. Ma Park ribadirà, se mai se ne fosse sentito il bisogno, di essere attirato dalla vendetta per le sue implicazioni, ma di disapprovarla in modo totale.
Questa presa di posizione è palese in OLD BOY, dove le lancette del tempo scandiscono contemporaneamente la prigionia di un uomo “che amava stare con gli altri”, come dice il suo nome (in coreano “Oh-Dae-Su”), il tempo durante il quale rimane carcerato, e il sentimento di vendetta che cova per il misterioso personaggio che lo ha costretto a vivere come una bestia. Imprigionato in solitudine, per quindici anni senza alcun contatto umano, unica compagna la televisione, attraverso la quale viene a sapere dell’omicidio della moglie. 

Interessante notare come il regista non dia alcun accento al dolore del prigioniero per la scomparsa della moglie, né la sua morte suscita in seguito rimpianti nel nostro “old boy”; un piccolo indizio, assieme al fatto che , quando è stato catturato, il protagonista era ubriaco marcio, ed aveva passato la serata al distretto di polizia, invece di essere a casa per consegnare il regalo alla figlia (un paio di ali d’angelo), ci fa intuire che nonostante il suo nome rassicurante, Oh-Dae-Su potrebbe avere qualcosa di grosso sulla coscienza, tale da meritare lui stesso un’atroce vendetta.

Ma Old Boy è destinato ad essere liberato dalla sua prigionia, dopo aver provato l’illusione di poter essere lui stesso l’artefice della propria libertà. In realtà verrà rilasciato ad una data precisa, che gli darà il tempo sufficiente per andare puntuale incontro al proprio destino di vittima inconsapevole.
All’inizio della sua fuga dal carcere, o meglio del suo rilascio, troviamo Old Boy in una condizione totalmente disumana: lascia morire (quasi istiga) un povero suicida, senza curarsi del suo destino, anzi, ridendoci su. Divora un polipo vivo, per cercare di tornare ad un rapporto caldo, reale con la vita. Minaccia orrori e vendette, è odio puro, l’odio di chi sa di aver perduto tutto, compresa la propria umanità.
Ma c’è un Piano, che lo obbliga a tornare sulla Terra dei mortali. Privo di sentimenti sarebbe inutile, tornando ad amare diverrà uno strumento perfetto per la vendetta ordita dal suo carceriere. Ecco quindi che gli viene inviata Mido, la donna che lo riporterà ad una totale vulnerabilità. Una donna incontrata apparentemente in modo casuale in un qualsiasi sushi bar, in realtà è la figura chiave, lo stiletto col quale verrà colpito il cuore di Old Boy.
Qual è la miglior vendetta? “Occhio per occhio”, in questa storia: il perdono non è contemplato. Quindi, l’occulto carceriere di Dae-Su porta a compimento la vendetta perfetta, mettendo il suo avversario al proprio posto, facendogli vivere lo stesso incubo da lui subito oltre vent’anni prima,
Vendetta, si evince dalla storia, è quindi far provare lo stesso dolore al tuo nemico, trasformarlo in te, dargli il tuo punto di vista. Solo provando la tua sofferenza, lui potrà capirti. Nella vendetta non c’è quindi riscatto, né redenzione finale. Una volta compiuta, non resta che tornare all’oblio, in un modo o nell’altro: con una pallottola in testa(Lee), oppure in modo meno cruento, con l’ipnosi.


La vicenda termina quindi con la rimozione del ricordo dell’incesto perpetrato inconsapevolmente da Dae-Su. Ma l’ipnosi, utilizzata dal “vendicatore” Lee Woo-Jin per vendicarsi di Dae-Su, ha lo scopo finale di vendicare, oltre la morte della sorella di Lee, anche la morte del loro stesso amore. Infatti Dae-Su, grazie a questa rimozione, continuerà a vivere il sogno del suo amore, rimpiazzando in un certo modo quello di Lee per la sorella. In realtà il finale è liberamente interpretabile: si può pensare che Lee avesse previsto tutto, compresa la scelta di Dae-Su di ricorre all’ipnosi come strumento di liberazione, oppure che Dae-Su abbia semplicemente scelto di sottrarsi alla vendetta di Lee, dimenticando ciò che ha fatto e preparandosi a vivere una nuova vita con la sua amata.
Chan-wook Park mette in scena il suo Old Boy utilizzando una serie di trovate visive eccellenti: si pensi alla scena del combattimento tra Dae-Su e due o tre dozzine di teppisti, girata con spostamenti sull’asse orizzontale per ricreare l’effetto dei videogiochi degli anni ’80. Oppure, all’uso esasperato del colore in diverse situazioni (il viola dei pacchi-sorpresa di Lee, al scena sul ponte con tonalità da Super8, il deja-vu finale, la resa dei conti nell’albergo con tonalità gelide alla fine del film). E ancora, le angolazioni di ripresa non convenzionali (all’inizio del film, il suicida tenuto per la cravatta), le scene di umorismo nero e surreale (Mido che spiega come vuole essere conquistata da un uomo), di stampo fumettistico (l’ascensore che si apre dopo la lotta, con decine di nemici che crollano sconfitti da Old Boy) che rendono l’opera un prodotto unico nel suo genere.       

E’ stata minacciata una versione USA del film: cosa potrebbe esserci di più inutile e stupido? Quella meriterebbe sicuramente una vendetta…