Per gli appassionati di qualsiasi forma di narrazione visiva, dal cinema alla televisione, gli ultimi venti anni sono stati ricchi di proposte che hanno allietato lo spettatore con fiction di discrete qualità che, in taluni casi, sono riuscite anche a creare dei veri e propri miti e un seguito di fans non indifferente. Il panorama televisivo in maniera particolare, anche se è un fenomeno meno percepito in Italia, è riuscito a creare vere e proprie subculture e movimenti di opinione e di supporto che farebbero invidia a quelli più tradizionali che abbiamo conosciuto anche noi italiani grazie ai miti del cinema, i grandi divi, o i gruppi musicali.

Per gli appassionati di qualsiasi forma di narrazione visiva, dal cinema alla televisione, gli ultimi venti anni sono stati ricchi di proposte che hanno allietato lo spettatore con fiction di discrete qualità che, in taluni casi, sono riuscite anche a creare dei veri e propri miti e un seguito di fans non indifferente. Il panorama televisivo in maniera particolare, anche se è un fenomeno meno percepito in Italia, è riuscito a creare vere e proprie subculture e movimenti di opinione e di supporto che farebbero invidia a quelli più tradizionali che abbiamo conosciuto anche noi italiani grazie ai miti del cinema, i grandi divi, o i gruppi musicali.
Sebbene questi lunghi anni ci abbiano regalato epopee come Star Trek, classici come il Tenente Colombo o TJ Huker ecc ecc, ad un certo punto, sia a livello cinematografico che a livello televisivo, abbiamo potuto vedere una crescita narrativa, maggiore maturità nei temi trattati e sempre più realismo in termini tecnici. Twin Peacks, non a caso di David Lynch, ci porta ad un nuovo modo di concepire il serial televisivo, che in passato aveva avuto pochi ed interessanti esempi con programmi come I Sopravvissuti.
La concezione dello show televisivo cominciava a cambiare in America e allo stesso tempo, la medesima esigenza si percepiva anche nella vecchia Europa, quindi, il mitico serial di Laura Palmer ci introduceva non piu nella classica seet ma in un vero e proprio film a puntate che riusciva ad incatenarci sul divano di casa per puntate e puntate con maestria e intrigo.
Da quel momento in poi abbiamo iniziato a vedere serials sempre più articolati, con i tempi più disparati ma il confine tra televisione e cinema era ancora ben percepibile dal punto di vista del budget e del lavoro tecnico e, non meno importante, dell’aspetto e dell’impatto visivo.

Altri importanti lavori come Taken e ER hanno introdotto un percorso che ci porta ai giorni d’oggi, dove le produzioni televisive si confrontano sia esteticamente che finanziariamente con quelle cinematografiche, soprattutto con l’ingresso dell’alta definizione e del 16/9 che oramai è un aspetto irrinunciabile per alcuni livelli produttivi, oltre che una strada segnata anche a livello televisivo standard.
Al giorno d’oggi, produzioni come Roma, Battlestar Galactica e… LOST, rappresentano la pietra miliare della televisione moderna e ne creano un precedente da seguire non solo dal punto di vista tecnico, ma anche narrativo, dell’intrigo, della suspance e dello straordinario successo di pubblico e critica che hanno ricevuto.
DISPERSI NEL NOSTRO SCHERMO
Nato dalla ABC (American Broadcast Company) circa due anni fa, LOST (Dispersi) è stata una delle prime produzioni ad avere budget di altissimo livello pari a quello dei grandi Colossal cinematografici. Frutto della mente di J.J. Andams, autore anche di Alias, LOST ci trasporta in una vicenda paradossalmente poco originale e sicuramente già presa a pretesto da molti altri narratori, ma con un alone di mistero e mistificazione assolutamente originali e riesce, narrativamente e registicamente, a trasportarci nel suo mondo senza darci scampo, respiro, possibilità di fuga. In sintesi si tratta delle vicende di un gruppo di sopravvissuti di un volo aereo che da Sidney avrebbe dovuto avere destinazione Los Angeles, che precipita (forse non è nemmeno il termine corretto) in una non meglio precisata isola deserta in un non meglio precisato luogo dell’oceano.
SOPRAVVISSUTI DELL’OCEANIC 815

La cosa straordinaria che mi colpisce profondamente di queste nuove produzioni televisive è l’accuratezza nella costruzione dei characters. I personaggi, visti in CSI, Roma, LOST e tante altre serie di questa generazione, sono studiati a tavolino con minuzia di particolari, ma non solo, anche la tipologia dei vari personaggi viene integrata secondo standard narrativi ben congegnati e che funzionano. Come in tante altre storie in LOST avremo l’eroe, ossia il punto di riferimento buono, che ha una parola e una soluzione a tutto e che in qualche modo si ritrova ad essere il leader, abbiamo il personaggio negativo, il furfante della situazione, che saprà comunque sorprenderci con alcuni picchi di bontà, se vogliamo chiamarli così e poi il personaggio caotico per eccellenza, quel personaggio che riesce a disorientare lo spettatore e che, come nel telefilm, forse riesce anche a dividere i vari spettatori tra coloro che ne sostengono le azioni e coloro che finiscono per detestare il suo operato.
Nulla di trascendentalmente innovativo nei personaggi di LOST, ma è l’incastro a livello di concept che funziona, l’omogenità e l’impossibilità di dare vita a ripetizioni, elementi inutili e via dicendo, che ne fanno il grande successo. Da non sottovalutare che, a differenza del cinema, un serial a puntate (25 la prima stagione e 24 la seconda come da standard) il percorso evolutivo dei personaggi e la caratteristica tipicamente televisiva di farti, in qualche modo affezionare ai vari Jack, Kate, Looke, è costante e molto più percepibile, quindi apprezzabile. Finisce che anche nei canoni stabiliti qualche volta qualcuno devia, nel bene e nel male, e questo può si disorientare ma alla fine ci consente di stupirci di Sawyer se fa qualcosa di positivo o di giustificare Jack se fa qualcosa di terribile.
Il secondo aspetto in merito alla costruzione dei personaggi sta nella straordinaria maestria delle produzioni americane di trovare le facce, le espressioni e quindi gli attori adatti al cento per cento. Jack (interpretato dal bravissimo Matthew Fox), il medico buono che prenderà in qualche modo le redini della situazione, è un classico, ma non avresti saputo vedere nessuno diverso da quel volto, così come Sawyer (Joshua Lee Holloway già visto in CSI non a caso nella parte di un cattivo) è la rappresentazione fisica di quel personaggio e la sua capacità interpretativa da un tocco in più a quello che gli autori hanno messo su carta. Questo vale per tutti i sopravvissuti del volo Oceanic 815, da Kate (la bellissima Evangeline Lilly) che resta per molto tempo indecisa tra l’amore per Jack o per Sawyer, o il grande Sayid (Naveen Andrews) che è un ex soldato dell’esercito repubblicano iracheno.
Tutti gli attori di LOST non sono solo azzeccati, non sono solo belle facce, ma sono anche molto bravi e si distinguono per le loro specifiche caratterizzazioni, dalle loro peculiarità culturali e linguistiche e danno vita ad un prodotto che si basa specificatamente sui primi piani e sulle espressioni facciali oltre che sui dialoghi, che spesso sono forvianti, frutto di un gioco di detto non detto e di segreti non svelati. Ora, ovviamente dei 48 sopravvissuti la produzione si è ben guardata dal dare spazio a tutti creando un gruppo ben costruito di personaggi principali che con le loro caratteristiche, con le loro storie e con i loro intrecci, riescono a dar vita ad una storia che fino alla fine, fino all’ultima puntata della seconda stagione (le uniche due trasmesse fino ad ora, in Italia solo la prima stagione) ti fanno rimanere con il fiato sospeso e con decine di domande aperte.
VIVERE INSIEME, MORIRE DA SOLI.

Amore, odio, dolore, gioia, vita e morte, passione e rancore, mistero e verità. Quanti aggettivi possiamo usare per LOST? Quanti elementi, dal concreto scientifico pragmatismo al misticismo fideistico e paranormale? Quanti pezzetti ha questo puzzle e quando lo si può considerare terminato?
Difficile rispondere a questo. Ciò che so è ciò che ho visto, accuratamente e più di una volta, ossia un serial che racchiude in sè una tensione capace di tenerti incollato una notte intera se non fosse per il fatto che di solito trasmettono solo due puntate a settimana. Nel mio caso la notte intera davanti agli otto dvd che mi ero compilato da me.
Stiamo parlando di una storia che prima ti fa annusare il mistero… ti invoglia ad una curiosità morbosa… alle mille domande, poi ti intrappola nelle vicende senza fine, quelle che devi vedere come vanno a finire perché non è possibile che quel personaggio al quale ti sei affezionato finisca male. Un tamburellare di eventi e palpitazioni, ben mixate con momenti di puro romanticismo, di senso dell’unione, della comunità, della speranza e dell’amore. Le puntate si passano il testimone con questi elementi, creando all’interno delle stesse ondate di emozioni contrastanti, dolorose, rabbiose e commoventi, di tenerezza.
IL SUONO DELL’ISOLA