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Il Cinema Bis Translate in English Stampa E-mail
di Marcopac   
lunedì 17 dicembre 2007

 

Il Cinema Bis - Il Cinema di genere italiano degli anni ’60 e ’70

 

 

...e tu vivrai nel terrore! L'aldilà.

 

 

Se questo titolo non vi dice nulla, probabilmente non sospettate neppure l'esistenza di un cinema bis. Eppure è sempre stato sotto i vostri occhi, magari non lo avete riconosciuto, ma lui è lì, nascosto in qualche piaga del vostro inconscio, pronto a riaffiorare in brevi flashback. Può presentarsi come un vago ricordo, pochi frames visti per caso durante l'infanzia, se avete almeno trent'anni, sulle TV libere di una volta, quelle che trasmettevano davvero di tutto. Quando ancora non erano state spazzate via da Mediaset, dalla censura e dalle ferree logiche del mercato pubblicitario.


Ricorderete allora dei nudi improvvisi, reali e disturbanti, scene di violenza inusitate, pazzi omicidi, poliziotti iperviolenti, commedie boccaccesche e zombi che dilagavano sullo schermo televisivo e negli ormai (quasi) scomparsi cinema d'Essai. Era il tempo del cinema di genere, quello che viene chiamato ai giorni nostri il “cinema bis”.


Oggi si celebrano i titoli degli anni sessanta e settanta, sull'onda dell'entusiasmo dei nostalgici e dei collezionisti di cinema di genere, amanti di quel cinema spontaneo e irriverente, così distante dal “politically correct” di oggi.

 


 

I forzuti degli anni ’50


 

In realtà il cinema di genere è nato quasi assieme al suo fratello maggiore, seguendo un binario parallelo che ha finito però per convergere in moltissime occasioni. Ovviamente, scegliere di classificare un film tra il cinema ufficiale o quello di genere non è sempre impresa facile, la distinzione è talvolta incerta.
Sono stati realizzati dei film erotici sin dai tempi del muto, e da lì hanno attecchito le radici del “cinema bis”, fatto da gente con pochi mezzi e tanta voglia di fare, spinti generalmente dal bisogno di soldi, o dall’impossibilità di potersi esprimere nel cinema ufficiale.
Un esempio concreto di cinema bis in tempi relativamente più recenti è il filone dei “sandaloni”, o “peplum”, ovvero i film su Ercole e Maciste, con le loro infinite varianti, che furoreggiarono negli anni '50. Sull'onda dei loro fratelli maggiori, ovvero i kolossal come Antonio e Cleopatra e Ben Hur, realizzati con enorme dispiego di soldi e mezzi, venivano quindi realizzati a raffica questi altri film, riciclando le imponenti scenografie create a Cinecittà, i costumi e tutto quanto potesse venire riutilizzato. Il risultato era la produzione di film “di cassetta” dai titoli incredibilmente fantasiosi: Maciste all'inferno, Ercole al centro della terra e così via.
Parallelamente, iniziavano a nascere le versioni umoristiche di questi film, che ebbero anch'esse la loro buona fetta di mercato. Generalmente si trattava di prodotti di poche pretese, sicuro mestiere e discreti incassi.