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Cronaca di un Seminario - La Sceneggiatura Translate in English Stampa E-mail
di roybatty   
mercoledì 13 dicembre 2006

Secondo Incontro - 12 Dicembre 2006

 

 

 

L’incontro, presieduto da Ettore Scola alla presenza di Giorgio Arlorio ha per tema La SCENEGGIATURA e inizia con la proiezione di uno dei film scritti dal prolifico sceneggiatore torinese, Crimen (1961) per la regia di Mario Camerini.

                                                                                                                                                           


Arlorio spiega che ha scelto di farci vedere proprio questa pellicola perché si basa su una assoluta novità strutturale, per quei tempi, a livello narrativo in ambito cinematografico: le storie intrecciate. Tale sistema di storie parallele, che trovano nel dipanarsi della trama un punto di incontro, fu utilizzata per la prima volta al cinema, come ricorda Ettore Scola, da Sergio Amidei in "Una domenica d’agosto", 1949. Questa paternità italiana di un certo modo di scrivere cinema fu sempre riconosciuta da chi portò questa tecnica alle massime vette di artisticità, il compianto Robert Altman.
Nell’analizzare questa divertente commedia sia Scola che Arlorio ne sottolineano il non eccelso valore artistico, ma la esemplificano, citando Scola, come esempio del “grande cinema medio italiano”. Un cinema che aveva nella leggerezza la sua forza, forza che rende questo film ancora godibilissimo a 45 anni di distanza. Eppure questo, come i film di natale di oggi, racconta Arlorio, era un progetto su commissione. De Laurentis aveva sotto contratto per un film all’anno Gassman, Sordi e Manfredi e voleva convincerli a farne un quarto insieme.

I tre mostri sacri che “si stimavano e si temevano” non erano entusiasti di coesistere all’interno di uno stesso film.  L’idea li convinse (oltre al cache), idea che venne, racconta Arlorio,  seguendo quello che era l’umore popolare in quegli anni.  Anni caratterizzati dall’attenzione per grandi processi, come quello denominato Fenaroli-Ghiani (i due imputati), il cui  svolgersi appassionava la popolazione. Il nodo del processo, come racconta divertito lo sceneggiatore, si basava sulla possibilità di raggiungere da Milano l’aeroporto in 30 minuti. Questa labilità, tra colpevolezza e innocenza, incuteva nell’italiano medio la paura di essere accusato. Girando per bar, Arlorio e i suoi coautori, origliavano i discorsi degli avventori e captarono questo stato d’animo. Da questo esempio Arlorio regala la sua prima regola d’oro: “la ricerca è alla base di ogni buona scrittura”. Ricerca che restituisce la sensazione su un fatto, che in quanto tale non è mai oggettivo ma sempre soggettivo, a seconda del modo in cui lo si vive. La verità è soggettiva ed è da questa verità che si intende restituire (verità emotiva e non universale) che nasce una buona scrittura. Ecco allora che la loro ricerca gli fornì il tema del film "La paura di essere imputati". Scola, nel definire la sceneggiatura la componente più importante di un arte fatta da tanti autori, cita Standall: “il narratore è un uomo che gira per le strade con uno specchio sulla schiena e riflette la realtà a seconda di come si muove”, la soggettività della verità di cui parlava Arlorio non sarebbe potuta essere stata illustrata con una metafora più azzeccata. Tornando alla scrittura dei film di quegli anni, tanto Scola, quanto Arlorio, ricordano divertiti come l’incubo fosse quello di mettere una risata per ogni pagina, sfida ardua, ma spesso vinta.

 

 

La cosa forse meno prevedibile dell’incontro di ieri è che, un grande sceneggiatore e un grande regista, individuano in una componente a loro esterna la grande differenza tra quei film di evasione e quelli dei giorni nostri: gli attori.
I due riconoscono a i vari Gassman, Sordi ecc. una coautorialità, una complicità, un rispetto reciproco e una dedizione che non vedono nelle star di oggi. A tale proposito Scola cita un aneddoto particolarmente significativo. Sul set del film "Il Gaucho", 1964 di Dino Risi si trovò, come sceneggiatore, nella condizione di dover scrivere giorno per giorno le scene da girare. Il periodo delle riprese lo passò quindi segregato in una camera di albergo di Buenos Aires. Quando un attore non era in scena spesso lo passava a trovare. E così fece un giorno Amedeo Nazzari, il quale gli fece notare, che nella scena che lui aveva scritto per il giorno successivo, quella che nel film era sua moglie lo avrebbe tradito con Gassman. Nazzari con garbo, racconta Scola, gli ricordò che lui in 120 film non aveva mai fatto il cornuto, e che non voleva iniziare in quel momento. Alla fine vennero a miti consigli, e si ripiegò su un bacio galeotto della fedigrafa.
Scola racconta questo episodio non per appoggiare l’intrusione dell’attore in un campo che non gli compete, bensì per sottolineare la passione e l’immedesimazione con cui quella generazioni di artisti si dedicasse al proprio lavoro. 
Arlorio poi ci mostra l’inizio di un film a cui lui non ha lavorato, Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto. L’incipit di questo film per Arlorio è da prendere ad esempio in quanto mostra un fatto e nel contempo suscita domande nello spettatore, questo grazie a le palesi contraddizioni che questi primi minuti del film proiettano sullo schermo (un assassino in parte cerca di cancellare la sua presenza sul luogo del delitto e in parte aggiunge elementi della sua presenza…l’assassino è un ispettore di polizia).
Quindi per Arlorio un buon incipit deve catturare e far nascere nello spettatore una serie di domande e di aspettative, la contradizione è spesso la chiave per raggiungere questo risultato. Il fatto stesso che Arlorio mostri il film scritto da un altro come esempio è sintomo di quella che è a suo avviso una qualità indispensabile allo sceneggiatore: la capacità di fare gioco di squadra. La maggioranza dei film sono scritti a più mani: quattro, sei , otto sceneggiatori. L’incontro-scontro tra varie creatività, tra vari punti di vista, tra varie sensibilità non può che arricchire lo script, a patto che…nessuno si vergogni di fare il gregario. Chi ha scritto quella battuta? È una domanda che non ha senso, il lavoro nasce dall’incontro e dallo scontro di tutti.
Il peccato più grande che può compiere uno sceneggiatore nel suo lavoro secondo lo sceneggiatore torinese è quello di voler raccontare la verità. Non esiste la verità, si deve tendere, invece, a raccontare vicende credibili (all’interno del contesto che si è creato). Un buon esercizio a livello di dialogo, suggerisce Arlorio, è quello di recitare ad alta voce le battute che si scrivono, spesso questo esercizio mette in luce la fallacità di una frase che sulla carta sembrava perfetta. 

Link 3° incontro




Giorgio Arlorio (sceneggiatore): nato a Torino nel 1929, scrive racconti su riviste sperimentali nate all’ombra di grandi personalità culturali quali Pavese e Vittorini. Nel 1951 inizia a lavorare nel cinema come aiuto regista di grandi nomi come Germi, Soldati, in Italia e Bresson, Becker, in Francia. Dal 1960 si dedica soprattutto alla sceneggiatura grazie agli incoraggiamenti di Serandrei e Sònego, collaborando con grandi registi come Lizzani, Pontecorvo, Loy, Bolognini, Monicelli, ecc. Lavorerà poi in Francia, tra gli altri, con de Broca, Lino Ventura ecc., e in Germania nel cinema «di ricerca» inventato da Fassbinder. Lavora in seguito per la televisione continuando l’insegnamento come «tutor» in vari seminari nazionali e internazionali di scrittura cinematografica (Programmi MEDIA).


Filmografia:
*  Un altro mondo è possibile   [2001] Regia, Soggetto
*  Arabella   [1967] Soggetto
*  Bianco e nero   [1990] Sceneggiatura
*  Cento giorni a Palermo  [1984] Soggetto
*  Le complici   [1998] Sceneggiatura, Soggetto
*  Crimen  [1960] Sceneggiatura
*  Esterina  [1959] Sceneggiatura, Soggetto
*  Il giorno più corto   [1962] Sceneggiatura
*  I giorni del commissario Ambrosio   [1988] Sceneggiatura, Soggetto
*  I Sovversivi   [1967] Attori
*  Il Padre di famiglia  [1967] Soggetto
*  Io non vedo, tu non parli, lui non sente   [1971] Soggetto
*  La bambolona  [1968] Attori
*  La patata bollente   [1979] Sceneggiatura, Soggetto
*  Il mercenario   [1968] Soggetto
*  Mobby Jackson  [1960] Soggetto
*  Oceano  [1971] Sceneggiatura
*  Ogro   [1979] Sceneggiatura
* Pastasciutta nel deserto   [1962] Sceneggiatura
*  Queimada   [1969] Sceneggiatura, Soggetto
*  Sette criminali e un bassotto   [1991] Soggetto
*  Un silenzio particolare  [2004] Attori
*  Zorro  [1975] Sceneggiatura, Soggetto