Prima di partire una premessa: alla base di qualsiasi film vi è sempre una condizione iniziale di equilibrio, la quale viene sconvolta da un accadimento (evento dinamico) al quale il protagonista reagisce e che lo porta ad intraprendere un’azione volta (come accade a ciascuno di noi nella vita) a cercare di soddisfare un desiderio. Lo spettatore, perché la magia funzioni, dovrà per forza empatizzare con il protagonista, ovvero preoccuparsi dei “casi” di questi come se fossero i suoi.

Casablanca ha un
primo atto che, come di norma, ha il compito di introdurci nel “mondo” della storia, che la colloca spazio- temporalmente e ci mostra i caratteri principali di alcuni personaggi e, obbligatoriamente, del protagonista. Così, nei primi trenta minuti scopriamo di trovarci in Marocco durante la seconda guerra mondiale, in una città che è sbocco ideale per raggiungere l’America e con essa la libertà dai nazisti.
In questa realtà vive
Rick (Humphrey Bogart) proprietario di un night club, uomo dall’indubbio fascino e dai modi sbrigativi di chi sa il fatto suo. Lo spettatore avverte queste caratteristiche del protagonista attraverso il suo interagire con la moltitudine di personaggi minori che rappresentano la varia umanità che popola Casablanca. Utilizzando questa tecnica lo sceneggiatore inizia a definire una notevole serie di trame minori che poi a mano a mano si chiuderanno durante il film: la storia della giovane coppia Bulgara piuttosto che il rapporto di Rick con i suoi dipendenti e, naturalmente, col
commissario Renault (Claude Rains), per citarne solo alcune. Questo perché Casablanca adotta un evento dinamico posizionato molto più in la dei sette minuti canonici e che arriva a coincidere con il
climax del primo atto.
Questo accadimento si verifica intorno al trentesimo minuto del film. Spostare l’evento dinamico troppo in la è rischioso, senza evento dinamico la trama principale non ha inizio e il pericolo è quello di perdere l’attenzione dello spettatore. D’altro canto, per far si che l’evento dinamico sia percepito nella sua pienezza lo spettatore deve prima essere messo in condizione di comprenderlo. Se non abbiamo modo di vedere come Rick ci si presenti freddo e cinico non saremo in grado di apprezzare che la sua è una maschera che ha deciso di indossare all’indomani della delusione amorosa procuratagli da Ilse a Parigi. Se invece l’evento dinamico si fosse basato su un archetipo avrebbe necessitato di molto meno tempo per essere compreso: se vedessimo una coppia felice che cammina col proprio bambino in strada e questi che viene travolto da un’auto, questo evento dinamico, di un ipotetico film, non avrebbe bisogno di una particolare presentazione perchè l’amore di una coppia di genitori verso il proprio figlio è qualcosa di condiviso nella mente di qualsiasi spettatore. Quindi, la regola d’oro sulla collocazione dell’evento dinamico potrebbe essere così descritta:
“non appena possibile ma non prima che sia giunto il momento opportuno”(da Story di Robert McKEE ndr).

Il
secondo atto di Casablanca dapprima informa lo spettatore sul passato tra Rick e Ilse tramite l’uso del FlashBack. Ora che anche lo spettatore ha la cognizione di cosa è stato tra loro la trama può dipanarsi tra il Plot principale-Ilse e Rick torneranno insieme?- e quello secondario-Rick abbandonerà la sua maschera cinica per ritornare a combattere per la giustizia come ha sempre fatto?
L’escalation narrativa deve seguire criteri di progressione. L’evento A che precede nella trama l’evento B, entrambi intesi come ostacoli che si frappongono tra il protagonista e il raggiungimento del suo scopo, devono essere il primo di entità minore del secondo e così via. Ecco allora che si giunge alla fine del secondo atto con un Climax che sembra riportare una situazione di equilibrio: divorata dalla passione Ilse confessa a Rick di averlo sempre amato e di amarlo ancora e di voler restare con lui a Casablanca.
Questo climax ci porta direttamente alla crisi che apre il
terzo atto. La crisi è un momento determinante in cui il protagonista è messo di fronte a una decisione che determinerà l’epilogo della storia. Per essere veramente sentita come fondamentale questa scelta deve essere dolorosa, o tra due beni inconciliabili o tra il minore di due mali. Un protagonista che deve scegliere tra un anno di galera e un milione di euro non emoziona nessuno. Rick, nella fattispecie, sa che se lascerà fuggire
Laszlo (Paul Henreid) e rimarrà con Ilse a Casablanca il III Reich la farà pagare ad entrambi. Sa anche che se invece consegnasse Laszlo alla polizia perderebbe la stima di lei e anche di se stesso. Quindi prende la sua decisione, e lo fa allo scuro di tutti, anche dello spettatore. Nel momento culminante, quello che lo spettatore attende da quando si è imbattuto nell’evento dinamico del film, Rick mette Ilse e Laszlo sull’aereo decidendo di restare lui a Casablanca. In questo modo, nell’apice emotivo del film, trovano soluzione sia la trama principale, la storia d’amore tra Rick e Elsa, sia la più importante delle sottotrame, quella politica, Rick è di nuovo dalla parte dei giusti, ora si può vincere la guerra. L’ossatura di un film è data proprio dal rapporto che si instaura tra evento dinamico e momento culminante. L’uno prevede l’altro: Rocky viene sfidato da Apollo (evento dinamico), parte la domanda, chi vincerà dei due? E’ chiaro sin da subito che solo l’incontro (momento culminante) potrà rispondere a questa domanda che ha attanagliato la mente dello spettatore per tutto il film. Un grande sceneggiatore, William Goldman (Misery non deve morire) ha detto: “la chiave per il finale di ogni storia sta nel dare allo spettatore ciò che vuole, ma non nel modo in cui se lo aspetta”. Quello che accade in una sceneggiatura pressoché perfetta come Casablanca, ovvero il simultaneo chiudersi della trama principale e secondaria nel medesimo momento dando luogo così a un’escalation emotiva folgorante, non è sempre possibile ma è indubbiamente auspicabile.
Dopo il momento culminante il film si congeda dallo spettatore con quella che viene definita risoluzione: una parte dal basso profilo emotivo che serve come atto di cortesia verso lo spettatore, una catarsi che lo accompagna delicatamente verso i titoli di coda. Solitamente usata per chiudere tutto quello che non si è riuscito a chiudere prima del momento culminante, in Casablanca la risoluzione serve a sciogliere l’unico nodo ancora aperto, il rapporto tra Rick e Renault, e a consegnarci “…l’inizio di una splendida amicizia”.
Prima di chiudere, una nota sulla costruzione di personaggi. Un personaggio è costruito intorno ai suoi conflitti. Il conflitto è sempre il motore di una narrazione. Tali conflitti possono essere di tre ordini: 1. Interni: sono i conflitti interiori del personaggio, nel caso di Rick la maschera che si è imposto per non soffrire più. 2. Interpersonali: riguardano i rapporti con le altre persone, qui il conflitto di Rick è chiaramente rappresentato dalla sua storia con Ilse. 3. Esterni: sono quelli verso la società, per Rick questo conflitto è rappresentato indubbiamente dal suo rapporto con i nazisti. Quando si parla di un personaggio tridimensionale, come Rick sicuramente è, si allude proprio ad un personaggio che sia in grado di mettere in gioco tutti e tre questi generi di conflitti.