I punti di contatto con la graphic novel "Killing Joke" si evidenziano sia dal punto di vista grafico che da quello narrativo. Nel racconto grafico, il Joker vuole dimostrare che l'equilibrio della mente umana è fragile e che basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un totale lunatico. Similmente, nel film il Joker vuole dimostrare che l'egoismo e la malvagità degli uomini sono la loro reale caratteristica e per far cadere la maschera del perbenismo basta una piccola spinta. In entrambe le storie fallisce miseramente e in tutti e due i casi Batman si rivolge a lui con la stessa frase, riassumibile in "forse le persone non sono come credi, forse sei soltanto tu ad essere pazzo". Mentre nel racconto di Moore però la simmetria è perfetta, in quello di Nolan il Joker ha parzialmente successo, dato che un uomo perde la ragione per causa sua, ovvero Harvey Dent, il vero sconfitto della storia.
Visivamente, l'interrogatorio in cella del Joker da parte di Batman è ispirato dalla sequenza iniziale di Killing Joke poi, però, le due sequenze prendono strade completamente diverse.
Il resto del film è influenzato da altri lavori a fumetti: dato che è una continuazione di Batman Begins, ha gli stessi referenti per l'ambientazione, ovvero il "Batman Year One", da cui viene fuori soprattutto il personaggio del commissario Gordon, perfettamente interpretato da Gary Oldman.
In dettaglio: tutti i Batman da Burton in poi
"Batman - The Dark Knight" è l'evoluzione della storyline di Christopher Nolan iniziata col precedente capitolo "Batman Begins", ma i punti di contatto con la serie di Burton ci sono e vanno analizzati.
Burton realizza un Batman totalmente personale, utilizzando autori carismatici (Michael Keaton e Jack Nicholson) per le due parti principali e una fotografia pennellata da forti contrasti di colore, luci e ombre per creare la sua favola nera in quel di Gotham. Il film successivo "Batman Returns" non si discosta troppo dallo stile del precedente, eppure Burton spinge ancora di più sul pedale del grottesco, riempendo la storia dei suoi amati "freaks", con un Pinguino ottimamente interpretato da un attore già di per sè particolare per le sue caratteristiche fisiche (Danny De Vito) e un attore "maudit" come Christopher Walken a fare il "vero" mostro. A completare il quadro, la Pfeiffer con la sua Catwoman, che aggiunge fascino bizzarro e ambiguità alla già di per sè incredibile storia.
La critica ha voluto leggere un messaggio anticonsumista/antirepubblicano nel secondo film di Burton, certo è che la visione è così nera e allucinata da stimolare la fantasia di qualsiasi spettatore.
E di visioni si tratta, anche nelle successive, dimenticabili produzioni, dove il punto di congiunzione rimane la scelta di attori molto dotati (o molto famosi, come nel caso di Schwarznegger) per la parte dei cattivi, e lo stile allucinato delle sceneggiature e della regia. L'erede di Burton (che continua a produrre le pellicole), Joel Schumacher, è uno dei più bravi mestieranti di Hollywood, e si limita a fare il suo lavoro, tenere la baracca i piedi finché si può. Spremuta la gallina dalle uova d'oro, sparita le velleità d'autore, consumata la grande performance di Jim Carrey e Tommy Lee Jones nel terzo capitolo, il quarto sprofonda nel grigiore di una trama moscia, cheerleaders a "recitare" ruoli assurdi (Batwoman) e un Clooney interessato solo ai soldi e per niente al progetto o alla parte.
Così inizia la rifondazione di Christopher Nolan. Messi da parte i magnifici orpelli da cinema espressionista di Burton, Nolan recluta il suo fido Christian Bale per generare un Batman freddo e realistico, mutuando come detto l'operazione compiuta da Frank Miller su "Batman Year One", da cui prende in prestito scenografie e fotografia, ma non la storyline. Peccato questo che lo porterà a mettere insieme una trama totalmente incentrata sulla nascita di Batman, con cattivi di partenza interessanti ridotti quasi a macchiette, nonostante gli ottimi Liam Neeson e Cillian Murphy ad interpretare Ra's Al Ghul e lo Spaventapasseri. Compare già Gary Oldman nei panni del tenente Gordon e questo è un bene, perchè la scelta sarà funzionale all'episodio successivo.
Se il primo film di Nolan sul pipistrello è stato acclamato come il miglior Batman di sempre, ciò è dovuto non ad una rigorosa somiglianza col fumetto. Tale somiglianza sarebbe impossibile, perchè Batman è un personaggio che in più di sessant'anni di storia ha avuto centinaia di versioni e di interpretazioni grafiche e letterarie, ciascuna totalmente diversa dall'altra. Il film di Nolan è piaciuto soprattutto per il suo rigore, per aver avuto l'audacia di mostrare un Batman "possibile" in un mondo reale. Prima di allora c'erano state versioni dimenticabili, l'indimenticabile versione-parodia con Adam West e le favole dark di Tim Burton, ambientate in una specie di dimensione parallela dove tutto può succedere, persino che dei gatti lecchino la faccia di una segretaria trasformandola in una specie di demone vendicatore.
Il rigore di Nolan, una volta narrate in modo verosimile le origini di Batman, lo porta al capitolo successivo, trasformandolo definitivamente nell'antieroe progettato da Frank Miller. un eroe inviso sia alla legge che ai criminali. Un babau che spaventa tutti, che sacrifica sè stesso e la sua reputazione per il bene comune. In questo contesto realistico si muovono tutti i personaggi, compreso il Joker reso magnificamente da Heath Ledger.
L'attore riprende le gestualità di Jack Nicholson, adattandole al nuovo personaggio. Il Joker è cambiato radicalmente, infatti, dal ventennio precedente. Non ha un passato, non ha una storia, è solamente un agente del Caos. Le sue battute non fanno ridere, ispirano solo terrore. Joker è il personaggio più a rischio, assieme a Due Facce, in questa nuova storyline in cui aveva già parzialmente deluso lo Spaventapasseri (che appare brevemente nella sequenza iniziale del film). In un Batman così realistico, ci sarebbe stato spazio per un personaggio totalmente sopra le righe? Eppure Ledger lo fa funzionare, crea un nuovo Joker che sembra uscito dal mazzo di tutti i Joker possibili, non una forzatura o una parodia di quelli precedenti. E' un essere reale, spaventoso, la vera proiezione del nostro lato oscuro. E di quello di Batman.
Detto questo, chi perde punti nel confronto è proprio Christian Bale. Il suo apporto serissimo al personaggio, aderente come un guanto alla volontà del regista, risulta essere troppo solare. Certo, è la storia a chiederlo: prima di diventare "The Dark Knight" doveva essere qualcos'altro.
Qualche nota tecnica
Quello che colpisce nel film di Nolan, oltre la storia e la recitazione poderosa di alcuni elementi, sono gli effetti visivi ed il mix audio. Quest'ultimo caratterizzato da scelte non convenzionali, come i crescendi nelle sequenze più drammatiche. Sorprendente e godibilissimo il lavoro fatto sulla faccia di Dent, un tracking 3D eseguito dalla Framestore che lascia veramente di stucco. Parte del film, per la precisione 20 minuti circa, sono stati girati in IMAX a 5.6K dalla Double Negative, risoluzione che può lasciare a bocca aperta qualsiasi tecnico minimamente esperto del settore. La sfida più grande quando si gira in questi formati è la profondità di campo, raccontano i tecnici che alcuni attori in particolari inquadrature avevano il naso a fuoco e le orecchie fuori fuoco.
Le scene contenenti effetti sono centinaia, dal semplice Matte Painting alla CGI più estrema ma forse vi sorprenderà sapere che una delle sequenze più magnificenti di tutto il film non è stata realizzata con l'ausilio della computer grafica. Il ribaltamento del tir da 18 ruote infatti è tutto vero e vecchia pura scuola stuntman. Dopo aver calcolato le forze dei martinetti usati per il ribaltamento e fatto prove in ambienti aperti, Chris Corbould della Double Negative ed il suo team hanno replicato il tutto in La Salle Street a Chicago, con un risultato visivamente straordinario e tecnicamente ineccepibile.